a cura di Fania Gerardo

L’alternanza scuola-lavoro, è un esperimento mal pensato e conseguenzialmente mal riuscito, cominciato nel 2015 con la “Buona scuola” del governo Renzi e purtroppo ad oggi mai archiviato.

In questi giorni, la triste notizia della morte del giovane Lorenzo Parelli, schiacciato da una trave nel suo ultimo giorno di alternanza, ha riaperto tragicamente tutte le falle di un sistema che non può funzionare, gettando una luce tragica che mai sarebbe dovuta accadere ad uno studente di 18 anni.

Lorenzo Parelli, infatti stava svolgendo l’ultimo giorno di stage di alternanza scuola-lavoro tra il Centro di Formazione Professionale che frequentava e l’azienda.

L’alternanza scuola-lavoro, è normata in Italia in modo diversificato, a seconda di che scuola si frequenti come secondaria di secondo grado.

Nei nostri licei, sono stati inaugurati i cosiddetti “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”, mentre nei professionali l’alternanza è rimasta anche nella dicitura.

Quello che sicuramente accomuna le due soluzioni in moltissime di queste esperienze è la totale nullità della qualità formativa e la mancanza di formazione sulla cultura del lavoro di queste esperienze tra lavoro e scuola.

In alcuni casi il tirocinio si trasforma in vero e proprio lavoro gratuito, una forma di sfruttamento, utilizzato dalle aziende in modo strumentale e del tutto vantaggioso univocamente per loro, cercando manodopera giovane, a basso costo o nullo senza alcun diritto sindacale previsto.

In un paese che si definisce civile e democratico, la morte del giovanissimo Lorenzo Parelli, non può non avere delle conseguenze, non può passare inosservata e in silenzio!

Tragico evento, avvenuto in un momento in cui il sistema scolastico si è dimostrato inadeguato ai bisogni elementari della istruzione di base, la pandemia infatti ha aperto un vaso di Pandora nero: aule insufficienti, strutture scolastiche fatiscenti, organici ridotti all’osso, protocolli di sicurezza inadeguati sia per i lavoratori che per gli studenti stessi e apertura alla società inesistente ad eccezione del drammatico canale-lavoro-azienda, tanto sponsorizzato, una costante campagna ideologica ha continuato infatti negli ultimi anni a contrabbandare l’alternanza scuola-lavoro come un’occasione di crescita innovativa, Il ministro Bianchi, ha voluto commentare la morte di Lorenzo Parelli con una frase che lascia interdetti e sgomenti: “Il tirocinio dev’essere una esperienza di vita”.

Io personalmente la vedo in maniera opposta e lo dico chiaramente, gli studenti devono restare a scuola, viverla e averne sempre piu’!

La nostra amata costituzione prevede che la scuola sia formazione per la cittadinanza, non un luogo dove si impara a essere sfruttati e a lavorare gratuitamente con il rischio di morire.

I ragazzi vanno a scuola per studiare, non per offrire braccia gratuite, mentre il tasso di disoccupazione giovanile è stabilmente fermo al 30%.

Non si tratta di chiudere le porte della scuola a esperienze esterne, ma che queste siano sicure e con la condizione che abbiano una valenza culturale, non siano obbligatorie e quindi vincolanti al superamento dell’esame di stato.

Per questo ritengo che sia venuto il tempo di abolire l’alternanza scuola-lavoro e avviare una riflessione seria sulla scuola pubblica e sui diritti dei giovani lavoratori.

 

Busto Arsizio, 26/01/2022

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