A seguito del crollo di un’ala dell’Università di Cagliari, avvenuto il 21 ottobre, si è tenuto stamattina un tavolo tecnico presso la sala consiliare del comune di Cagliari, con lo scopo di provare a gettare le basi di documento programmatico che ponga l’attenzione sul tema della sicurezza negli edifici scolastici e universitari.

L’evento è stato organizzato da Massimo Arcageli de La parola che non muore e Diego Palma de La voce della scuola. Hanno partecipato rappresentanti della politica, istituzioni, sindacati e studenti. Il tavolo tecnico è iniziato con i saluti istituzionali del Sindaco Paolo Truzzu, che con l’occasione ha sottolineato quale sia il ruolo e la responsabilità delle amministrazioni, quando si verificano episodi come quello avvenuto presso le sedi dell’università di Cagliari. “In questi anni di amministrazione, è stato fatto un lavoro congiunto tra Comune e Città metropolitana di Cagliari. È stata condotta un’indagine su tutte le scuole coinvolte nel territorio cagliaritano, dalla quale sono emerse diverse criticità infrastrutturali che in alcuni casi hanno portato alla chiusura degli edifici. Sono state, pertanto, trovate soluzioni alternative che hanno permesso sia di completare l’anno scolastico sia di mettere in sicurezza gli edifici. Il compito delle amministrazioni è, dunque, trovare le risorse per intervenire tempestivamente”.


Ai saluti del sindaco sono seguiti i saluti del vicesindaco della Città Metropolitana di Cagliari, Roberto Mura, che intende stabilire una rete di rapporti tra le istituzioni per far fronte alle emergenze. Le istituzioni, sostiene il vicesindaco, conducono costantemente verifiche sulle strutture.


Il dibattito si apre con gli interventi delle parti civili.
Il tema della sicurezza deve prevedere il coinvolgimento di tutte le parti. Quello che i sindacati chiedono alle amministrazioni è un impegno programmatico e strutturale a garanzia della sicurezza di tutti gli edifici sede di cultura. Gli edifici scolastici risalgono a costruzioni degli anni ’30- ’70 e ’80 costruiti con materiali facilmente degradabili. Anche le tecniche di costruzione non erano all’avanguardia. Si stima, da un’indagine di Legambiente, che nel 2010 il 18% degli edifici richiedevano interventi urgenti. Oggi è il 48%. Maggiore il dato che coinvolge il sud e le isole: il 56%.


Molto spesso accade che l’attenzione delle famiglie non è più rivolto al miglior piano dell’offerta formativa ma alla sicurezza dell’edificio frequentato dai figli. Le scuole sono spazi educativi e pertanto è necessario non solo riqualificare ma anche ricreare ambienti nuovi e stimolanti per gli studenti. Con il decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca n. 1274 del 10 dicembre 2021, si ripartiscono oltre 1,4 miliardi di euro del Fondo per l’edilizia universitaria e per le grandi attrezzature scientifiche destinate a programmi d’intervento di ammodernamento strutturale e tecnologico presentati dalle Istituzioni universitarie statali. Emerge, però, l’insufficienza di questi fondi che si pongono come soluzione momentanea e non come una soluzione strutturale. Le azioni di ristrutturazione degli edifici scolastici e universitari sono frutto di bandi di gara con aggiudicazione al prezzo più basso e questo, spesso, non garantisce adeguata sicurezza nell’ambiente di lavoro e un lavoro di qualità. Per questo, i maggiori sindacati nazionali hanno stipulato un protocollo di intesa con l’Autorità Nazionale Anticorruzione che istituisce un osservatorio permanente sugli appalti.


Tra le proposte dei sindacati, inoltre, quella di un maggior coinvolgimento nei progetti di riqualificazione da parte degli studenti e neo laureati delle università, i quali possano non solo fare esperienze sul campo ma occuparsi in prima linea dei bisogni sociali dei luoghi in cui vivono, le cui soluzioni possono essere non solo stimolanti ma anche all’avanguardia. Molti sono stati anche gli interventi tecnici che hanno dato un disegno complessivo delle criticità infrastrutturali che coinvolgono gli edifici scolastici e universitari. Per far fronte all’emergenza bisogna lavorare su tre dimensioni: sicurezza, sostenibilità, orientamento verso l’innovazione.
Infine si è espressa a gran voce una rappresentanza dell’assemblea degli studenti dell’università di Cagliari, nata a seguito del crollo, con la volontà di fare opposizione per rivendicare il diritto di frequentare in maniera agevole gli spazi destinati alla loro formazione, presentando un manifesto che riassume i punti salienti della protesta. Spunti di riflessione, dunque, per l’amministrazione che dovrà adoperarsi per trovare le risorse sufficienti per ricostruire quei luoghi da cui vengono generate le migliori risorse della società.

 

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