Ci lasciamo alle spalle un mondo globalizzato che ha preteso iper-competitività ed in cui tutto avviene e si modifica alla velocità della luce. Le crisi globali ci impongono un rimescolamento delle carte e la flessibilità è una necessità. Imprese e Cittadini dovranno sopravvivere alle sfide del cambiamento che, viste con la prospettiva giusta, possono trasformarsi in opportunità.

Per U. Galimberti, la salute dell’economia come quella della persona necessita di un approccio olistico che superi quello riduzionistico cartesiano, attualmente dominante, che ha separato l’identità dall’organismo.

San Benedetto e prima ancora Vitruvio, portano una lezione di un’economia al servizio dell’uomo, intesa nel concetto di cura della casa, dunque della comunità. I grandi manager riscoprono oggi l’ora et labora benedettino come via maestra per la valorizzazione dell’umano che ha ridato dignità al lavoro e valorizza il peso dei legami sociali, superando così l’economia dei molti poveri che arricchiscono pochi.

La sua regola è la via italiana allo stile mediterraneo che coniuga eco-efficienza ed innovazione.

L’inventore del giardino dei semplici ci propone un modello in cui il cibo è un’alleanza tra la crescita economica, lo sviluppo del territorio e il funzionamento ideale del nostro organismo: la dieta mediterranea che allunga la vita e aumenta il tasso di felicità.

Lo stile mediterraneo così non è solo un modello alimentare ma un modo di vivere bello e buono, che rimette in equilibrio l’ambiente e lo sviluppo.

La dieta mediterranea, snobbata nei decenni scorsi perché considerata retaggio di povertà, oggi è simbolo di una idea nuova di sviluppo sostenibile, una ricetta semplice in grado di riparare i danni prodotti dalla bulimia consumistica di un occidente appesantito da eccessi e dall’accumulo delle scorie del benessere, con montagne di rifiuti che assediano le città.

La salute del nostro corpo è diventata la cartina di tornasole della salute del pianeta, carico di “troppo” e di “vano” proveniente dai nostri piatti che papa Francesco definisce cultura dello scarto. La Regola di Benedetto restituisce al termine dieta il significato che aveva nel mondo classico, Diaíta che per i Greci significava, appunto, regola di vita, con un senso non quantitativo ma qualitativo, diventando lectio magistralis, un manuale perfetto anche di economia politica, che libera l’uomo dalle nuove schiavitù dell’economia dello sfruttamento.

Il prof. Ubaldo Livolsi l’ha definita economia della speranza, che vive e si alimenta dei gesti, delle scelte e dei comportamenti degli uomini.

La Regola Benedetto già nel medioevo salvò la civiltà. Non solo studio e cultura, ma soprattutto arti pratiche che permisero la ricostruzione agraria di gran parte dell’Europa, trasformando in fertile terra agricola ciò che era stato fonte di malattia e sporcizia, riportando nel piatto la sapienza poetica e quella filosofica dell’antica Grecia e dell’antica Roma, capace di svelare all’Essere la verità di sé come parte del mondo e di Dio.

 

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