Da poco si sono conclusi gli esami per moltissimi studenti giunti al termine dei percorsi scolastici. Gli esami, si sa, rappresentano un momento di crescita e di passaggio verso un nuovo grado di istruzione e di vita per i ragazzi, ma non tutti possono sostenerli nelle sedi scolastiche. Per molti, purtroppo, questi momenti speciali sono vissuti in ospedale.

La scuola in ospedale è una iniziativa nata per assicurare agli alunni ricoverati pari opportunità, mettendoli in condizione, ove possibile, di proseguire lo sviluppo di capacità e competenze al fine di facilitare il loro reinserimento nei contesti di appartenenza e di prevenire eventuali situazioni di dispersione scolastica.  Nel 2019/2020 ne hanno usufruito 41.367 studenti, prevalentemente della Scuola dell’infanzia e primaria (circa il 70%) e 4.250 della Scuola secondaria di II grado, con l’ausilio di 915 docenti. (Fonte MIUR)

Sul territorio nazionale sono presenti 211 sezioni ospedaliere che vedono coinvolti 915 docenti che svolgono un ruolo di “cerniera” tra il momento della terapia e rappresentano un ponte per la vita “normale”.

Proprio intorno al concetto di “normale” si concentra la storia di Francesco, un ragazzino di 15 anni, con la sindrome di down che frequenta l’Istituto comprensivo Giacinto Romano di Eboli. Lo scorso 16 settembre è entrato all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli dopo aver ricevuto una diagnosi di leucemia, curabile attraverso un percorso terapeutico molto debilitante sia fisicamente che psicologicamente, che però non gli ha tolto l’entusiasmo di imparare e la speranza di tornare presto alla sua vita “normale”.

In quel contesto ospedaliero le insegnanti si aggirano instancabili per i corridoi per esaudire la curiosità di conoscenza dei piccoli e dei grandi. Una nota dell’ospedale Santobono spiega come “La Scuola In Ospedale è una realtà preziosa per i nostri piccoli pazienti, consolidata, nella nostra struttura, dalla metà degli anni ‘90. Grazie a questa collaborazione i nostri pazienti hanno la possibilità di proseguire le loro attività scolastiche e soprattutto di mantenere un filo di continuità con la propria vita “normale””.

Qualche giorno fa abbiamo intervistato Filomena, la mamma di Francesco che ci ha raccontato, non senza emozione, questa esperienza vissuta con il figlio. Per Francesco non è stato difficile integrarsi in questo nuovo contesto scolastico ospedaliero, anche se pienamente integrato nella sua scuola di Eboli. Questo è avvenuto grazie all’altissima professionalità del personale dotato dall’ospedale che ha avuto con Francesco un delicato duplice approccio, per la sindrome e per la malattia. Ma non solo. Francesco non ha mai perso la sua continuità scolastica ed è stato costantemente supportato dai suoi insegnanti e dai compagni di classe e questo denota un ottimo ambiente inclusivo che l’Istituto Giacinto Romano ha creato negli anni.

Per Francesco è stato possibile sostenere l’esame di terza media in presenza e la sua tenacia l’ha dimostrata proprio quella mattina. Dopo essersi sottoposto a due difficili terapie al Santobono, Francesco ha affrontato il viaggio in auto per essere presente nella sua scuola di Eboli dove è stato accolto dal calore di tutta la comunità educante che lo ha accompagnato in questi 12 anni. L’obiettivo per il futuro è di ricreare lo stesso contesto inclusivo nell’istituto che ha scelto, il liceo musicale, grazie alla passione per la musica, alimentata negli anni di scuola.

A Francesco i nostri migliori auguri.

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