genitori-docenti

Mentre tiene banco sui social la vicenda della studentessa con cinque insufficienze ammessa dal TAR alla maturità e bocciata definitivamente dalla commissione di esame, quasi a corroborare il sospetto di una sorta di guerra non dichiarata ma in corso tra docenti e studenti appoggiati dalle loro famiglie, il quotidiano online di Tortona, Oggi Cronaca, pubblica la lettera di un lettore che si firma “un genitore deluso” e chiede: «ma i docenti hanno tutti la vocazione all’ insegnamento»? E ancora «hanno la necessaria capacità didattica e la competenza richiesta»?

Il lettore tortonese spiega di aver seguito quest’ anno gli esami di maturità di sua figlia, raccogliendo testimonianze (evidentemente analoghe) di altri genitori e studenti, e che il suo è in sostanza uno sfogo per consolarsi dall’ aver deciso di non ricorrere in alcun modo in tribunale, tenuto conto oltretutto dell’ esito positivo dell’ esame e di aver deciso di non dar seguito neanche a quelle che lui chiama «azioni conoscitive-dimostrative (richiesta di verbali, prove scritte, ecc.)».

Dopo aver stigmatizzato come «errore compiuto da vari docenti» l’ assegnazione di debiti e conseguente obbligo di esame di recupero alla fine dell’ estate, che a suo parere otterrebbe soltanto l’ effetto «di rovinare l’ estate ad allievi e famiglie con gli esami di riparazione che, spesso, riparano poco e disamorano molto», il “genitore deluso”, spiega qual è la questione. Paragonando gli esiti degli scritti di matematica ed italiano sulla base di alcuni indicatori da lui stesso individuati come significativi per una valutazione di quanto accaduto in sede di esame e soprattutto nel processo formativo precedente, arriva alla conclusione: «la classe di mia figlia è stata poco meritevole o sfortunata per il docente di matematica»?

E la seconda parte della lettera sembra propendere decisamente per la seconda ipotesi, in un vero e proprio atto di accusa nei confronti della scuola, rea di avere docenti che “non si emozionano davanti agli esami dei propri allievi”.

Anzitutto la citazione di Peguy (‘le crisi di insegnamento non sono crisi di insegnamento… ma di vita) poi l’ ammonimento «costoro non sanno che la scuola è un nobile mezzo e non un esclusivo fine. I voti veri li assegna la vita e la nostra stessa coscienza» e poi l’ indicazione della strada che a suo parere dovrebbero seguire i docenti nello svolgimento della loro professione: «I ragazzi dovrebbero ricevere stimoli, insegnamenti, cultura, attenzioni, educazione, etica… non bastonate».

Conclusione scontata: «Una compagna di mia figlia mi ha detto (pur uscita con un buon voto) di non voler più vedere alcuni docenti (incuso quello di matematica). Davvero una cosa triste! Perché un prof è come un padre: o lo è per sempre o non lo è mai stato».

A chi volesse leggere nel dettaglio i risultati del ‘benchmarking’ casalingo e i dettagli del corretto insegnamento secondo il “genitore deluso”, qui c’ è il link alla lettera integrale.

Quello che par di capire è che la contestazione riguardi il voto finale ottenuto all’ esame, soprattutto se messo a paragone con le altre classi, attribuito alla mancanza di vocazione (e di competenze) dei docenti. Insomma un classico. Niente altro che l’ esplicitazione del repertorio che ben conosce il docente-commissario (specialmente se interno) e che da tempo disegna come conflittuali i rapporti tra famiglie e docenti, con buona pace delle dichiarazioni di principio sulla cosiddetta “comunità educante”.

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