Censis: Unisa in crescita, LUISS prima tra gli atenei non statali. Un’analisi a freddo tra dispersione universitaria, questione meridionale e aumento degli iscritti.

Il mondo dell’università, ormai da diversi anni, deve fare i conti con classifiche e numeri, in costante aggiornamento e, di conseguenza, con l’ansia costante di essere giudicati, sentimento che a quanto pare non attanaglia già solo gli studenti stressati per gli esami ma anche i singoli atenei. E luglio, che per la scuola statale rappresenta l’inizio del meritato riposo e la conseguente fine di un percorso lungo e travagliato per tutti come l’anno scolastico, è invece per le università il mese delle valutazioni. Censis, infatti, pubblica ogni anno una classifica di tutti le università italiane, suddivise in sottogruppi per numero di studenti iscritti e a seconda della loro natura, statale o privata. Ciò è dovuto ai sempre più numerosi standard che gli atenei italiani devono, di anno in anno, raggiungere (o quanto meno provarci) e non sempre il processo è agevole per tutta una serie di fattori, non ultimo quello economico. Tra i criteri che sono stati presi in considerazione ai fini del ranking si annoverano: strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, livello di internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, occupabilità. Insomma, tantissime le sfide delle università al giorno d’oggi, anche perché forse è ancora più grande, o almeno pare si senta di più, la responsabilità per il futuro, sempre più incerto, delle nuove generazioni a cui il mercato del lavoro chiede tantissimo.

Venendo alla classifica, si riportano,con un breve commento, i dati salienti: tra i mega atenei statali, che vantano di oltre 40000 iscritti, abbiamo in prima posizione l’università di Bologna e in ultima la Federico II di Napoli, con un trend pressappoco confermativo degli anni passati: vale a dire che tutti e dieci i mega atenei hanno più o meno conservato i punteggi degli anni passati. Abbiamo poi, per i grandi atenei (che vantano tra i 20000 e i 40000 studenti iscritti) in vetta alla classifica l’università di Pavia, terza l’università della Calabria e, sorpresa in positivo di quest’anno, sesta l’Università di Salerno che, in beffa alla Milano Bicocca classificata settima, scala la classifica recuperando cinque posizioni rispetto all’ anno passato, grazie alle politiche dell’ateneo in termini di diritto allo studio (+19 punti per l’indicatore Borse e altri servizi in favore degli studenti): questo dato, sia per la Calabria che per la Campania non è da sottovalutare e costituisce per il Sud Italia tutto motivo di vanto, tanto più se questi numeri vengono letti in ottica comparata rispetto alla disparità con il Nord e con l’annosa questione meridionale, vexata questio che si riversa anche nell’istruzione, specie in quella avanzata. Gli studenti meridionali preferiscono il Settentrione, il fatto però che l’università della Calabria e quella di Salerno abbiano superato in classifica la Milano Bicocca ci dice che forse non è vero che le eccellenze ci sono solo al Nord e se il numero delle immatricolazioni, sempre secondo Censis, cresce del 2,2% è vero anche che il Sud ha risentito di un ulteriore, seppur minimo, calo di iscrizioni (-0,2%).

Per quanto riguarda le università non statali tra le grandi figura in prima posizione la prestigiosa Bocconi, mentre tra le medie il posto più alto del podio spetta alla LUISS, fiore all’occhiello tutto italiano, che tra tassazione elevatissima e importanti investimenti di privati (tra cui ConfIndustria), può dirsi forse il migliore ateneo privato in assoluto soprattutto grazie alle strutture, alle attrezzature e all’internazionalizzazione che porta l’accademia a competere anche con le realtà universitarie a livello europeo, oltre che con quelle italiane.
Altro dato non trascurabile è sicuramente quello dell’abbandono del percorso accademico di molti studenti, con una percentuale quasi allarmante, pari 7,3% degli immatricolati. Dato che incide, oltre alla semplice propensione o meno degli studenti rispetto all’università, è forse anche il diritto allo studio che ancora non è stato pienamente raggiunto o comunque non in maniera non uniforme, se si pensa che a Salerno vi è, da diversi anni, una “NO-TAX AREA” con ISEE fino a 30000€ mentre alla LUISS la tassazione è pressoché uguale per tutti, con rette che oscillano dai 10000 ai 12000 € all’anno.

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