CCNL TRANSGENDER

Nell’ipotesi del CCNL per il settore Istruzione e Ricerca firmata la scorsa settimana è stata introdotta una disciplina che consente al personale scolastico che abbia intrapreso la transizione di genere, di ottenere bagni e spogliatoi neutri, divise di lavoro corrispondenti al genere di elezione, l’identità alias per il cartellino di riconoscimento, le credenziali di posta elettronica, la targhetta sulla porta dell’ufficio, le tabelle con i turni esposte negli spazi comuni.

Si tratta in realtà di una previsione contrattuale sulla quale la Scuola arriva in ritardo rispetto al resto del pubblico impiego. E’ già presente nei contratti di Sanità, funzioni locali, funzioni centrali. La scuola, quindi, arriva ultima con il contratto da sottoscrivere per il triennio 2019/2021.

Tuttavia la notizia non ha risparmiato al Governo Meloni ed al Ministro (leghista) Valditara, l’ accusa di tradimento nei confronti dei loro elettori. «E’ un atto profondamente ideologico e molto grave l’istituzionalizzazione della carriera alias per i professori nelle scuole, sancita dal recente CCNL, firmato dal Governo, ed elogiato dal Ministro Valditara. Centinaia di migliaia di genitori hanno votato questa maggioranza per l’impegno preso in campagna elettorale contro l’indottrinamento gender, mentre ora in ambito scolastico l’Esecutivo sta facendo delle aperture che ci saremmo aspettati solo da un Governo di sinistra radicale», ha dichiarato Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia. Che nel suo lungo comunicato continua: «Il passo dalla carriera alias per gli insegnanti all’istituzionalizzazione di quella per studenti sarà breve e il Governo Meloni deve urgentemente prendere le misure necessarie per bloccare questa assurdità che sconfessa le promesse elettorali».

E se è in fondo scontata la reazione della CGIL: «difendiamo tutte le scelte del contratto appena sottoscritto anche nei confronti dei rigurgiti omotransfobici di qualche sedicente organizzazione ‘pro vita’. La scuola è un luogo di libertà e inclusione e non un luogo dove si alimentano divisioni e separazioni» dice Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC, lo è un po’ meno quella di Ivana Barbacci della CISL Scuola, storico sindacato di area cattolica, intervistata da l’Espresso. «È stata una scelta del tavolo contrattuale, tra Aran e le organizzazioni sindacali. Non è intervenuta alcuna sollecitazione, né in positivo né in negativo, da parte della politica: sono scelte legislative di cui i contratti devono tener conto per tutelare persone che esistono. Stiamo parlando di un contratto che riguarda più di un milione di persone. E l’attenzione è tutta rivolta su un articolo marginale anche se necessario. Perché?»

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