Il giovane attivista, neolaureato all’Università Alma Mater di Bologna, ha ottenuto la grazia dal presidente egiziano Al-Sisi a distanza di un giorno dall’undicesima udienza alla fine della quale era stato condannato a 3 anni per “Reato contro la sicurezza dello Stato di Mansoura in Egitto”.

Il caso del giovane attivista per i Diritti Umani era iniziato con il fermo il 7 febbraio 2020 e durava oramai da tre anni e mezzo.

Da ieri mattina a Bologna era partito un presidio organizzato da Amnesty International e supportato dal Rettore dell’Università, Giovanni Molari. La mobilitazione che successivamente ha coinvolto anche Piazza Pantheon a Roma, era finalizzata al coinvolgimento delle autorità sul caso di Zaki.

Immediata la reazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla notizia della condanna, ieri, del giovane attivista e della successiva grazia concessa, oggi, dal presidente egiziano: “Il nostro impegno per una soluzione positiva del caso di Patrick Zaki non è mai cessato, continua, abbiamo ancora fiducia”, affermava così, ieri, Giorgia Meloni. Oggi invece, le parole di speranza hanno lasciato il posto a un sentito ringraziamento da parte della Premier “all’Intelligence, ai diplomatici tanto

italiani che egiziani che in questi mesi non hanno mai smesso di lavorare per arrivare alla soluzione auspicata”.

L’Italia tutta abbraccia idealmente Patrick nell’attesa del suo arrivo previsto per la giornata di domani. E mentre Bologna esplode di gioia e si prepara, come afferma il sindaco, a riaverlo presto in città, arrivano puntuali i ringraziamenti da parte del primo cittadino per tutti gli attivisti che si sono spesi per Patrick, insieme ovviamente ai docenti dell’Università di Bologna, e poi ai governi succeduti che

hanno dialogato con l’Egitto.

Già ieri il mondo civile aveva intravisto uno spiraglio di luce dopo le parole di speranza di Mohamad Abdelaziz, segretario del Comitato per i Diritti Umani della Camera dei deputati egiziana e componente del Comitato per la grazia presidenziale. Abdelaziz, infatti, aveva chiesto formalmente al Presidente egiziano Al-Sisi la grazia per Patrick Zaki.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani e tutti coloro che hanno seguito in questi anni tutta la vicenda giudiziaria e che negli ultimi tre mesi con la Mobilitazione generale per l’ennesimo rinvio del processo hanno dato il proprio contribuito per tenere viva la storia di Patrick, hanno vissuto momenti di autentica trepidazione. Perché speravamo davvero che Patrick ieri potesse terminare la sua odissea in tribunale, a prescindere dalla grazia poi concessa.

La trepidazione nasceva dal fatto che è ancora profonda la ferita che ci portiamo dentro, e che non si rimarginerà mai, dell’omicidio di Giulio Regeni in Egitto.

Che mondo è quello in cui si decide di negare la libertà a un uomo innocente? Che mondo è quello in cui non si riesce a proteggere gli oppressi dalla violenza di chi perpetra il male? È certamente un mondo che sa ancora spaventare e nuocere, perché continua ad avere nel suo grembo zone d’ombra impenetrabili, nel quale la luce vitale dei Diritti Umani fatica a farsi strada. Ed è un mondo che conosciamo bene perché è quello che abitiamo e viviamo, è il nostro mondo.

Nell’anno del Signore 2023, mentre lanciamo nuove sfide alla natura e a noi stessi, mentre perfezioniamo intelligenze artificiali e stiliamo nuovi taccuini di buoni propositi per il 2030, assistiamo rassegnati alle più feroci negazioni della libertà dell’uomo. In uno dei Paesi più meravigliosi della Terra, quello che ha riempito pagine e pagine di libri di storia, quello che Erodoto definiva “dono del Nilo”, è stata compiuta l’ennesima violazione dei Diritti Umani con l’ingiusta condanna a tre anni

di carcere per Patrick Zaki. Sono stati questi i pensieri delle ultime ore, mentre cercavamo di difendere con tutte le nostre forze i Diritti Umani di Patrick anche in nome di Giulio.

Siamo stati tre anni e mezzo accanto a Patrick, cercando di tenere alta l’attenzione sulla terribile vicenda giudiziaria che ha rubato pagine importanti della sua vita, non l’abbiamo mai lasciato solo, e oggi per noi è realmente un giorno di profonda e sincera gioia, perché domani mattina, con la sua scarcerazione, inizierà il suo ritorno alla vita.

La nostra speranza è che la storia di Patrick Zaki abbia sensibilizzato tantissime persone e le abbia avvicinate alle tematiche dei Diritti Umani. Quello che è accaduto in Egitto e quello che è accaduto al giovane attivista, accade ogni giorno nei Paesi del mondo in cui è negata la libertà di parola e di espressione.

E quello che è accaduto in Egitto, quello che è accaduto a Patrick e quello che ogni giorno accade in qualche angolo del mondo, riguarda noi tutti, perché ogni storia di un uomo violato ci riguarda, perché ogni Paese che calpesta i Diritti Umani è un Paese che ci riguarda e dobbiamo considerare.

Il nostro cuore è stracolmo di gioia perché questo ragazzo che ha tanto patito domani ritornerà alla vita. E ritornerà in Italia.

La festa più bella che noi ci sentiamo di fargli, oltre a quella che si merita fatta di abbracci, di occhi lucidi, di cori di gioia e di nuovi indissolubili legami di solidarietà, è la promessa che non ci gireremo mai dall’altra parte ogni volta che un uomo sarà privato di diritti e libertà.

Che la storia di Patrick ci spinga ad unire le voci, a trascinare quelle che più contano accanto a noi, a sostegno dei Diritti Umani. È l’unico modo per riscattarci e per non sentirci piccoli, meschini e mediocri davanti alle tante violazioni dei diritti dell’uomo che ancora lacerano la Terra.

Prof.ssa Rosa Manco

CNDDU

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