Il CIIS Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno nasce formalmente nel 2002, ma era già operativo nel 2001 (ricordo il primo convegno sulla “professionalità del docente specializzato” promosso a Brescia il 21 maggio, presso la sede @Anffas).

Come Coordinamento, che ha visto fin dall’inizio l’adesione di docenti di tutta Italia, siamo stati invitati a partecipare all’Osservatorio scuola della Fish Onlus (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
All’inizio del terzo millennio si muovevano i primi passi per molte realtà. In quegli anni si dibatteva sul “docente specializzato per il sostegno”. Il confronto toccava più aspetti:

  • il percorso formativo,
  • il passaggio su posto comune o disciplinare,
  • le competenze,
  • e altro ancora.
    Il confronto era sereno, permeato da meri intenti volti a rendere il percorso scolastico effettivamente significativo ed efficace per gli alunni con disabilità.

In questi primi incontri si rifletteva anche sulle criticità, su ciò che non funzionava come doveva, su come migliorare il processo inclusivo nel suo insieme.

Si parlava:

  • della delega dei curricolari al solo docente per il sostegno e della loro conseguente deresponsabilizzazione (ancor oggi alcuni docenti disciplinari pensano che dell’alunno con disabilità debba occuparsi solamente il collega per il sostegno);
  • dell’autoisolamento dei docenti con incarico sul sostegno (alcuni docenti per il sostegno, ancor oggi, pensano di entrare in classe e di doversi occupare solo dell’alunno con disabilità, tanto da affermare che loro “sono assegnati all’alunno con disabilità” e non alla classe!!!).
    .
    Ci si interrogava su come migliorare la Qualità dell’integrazione scolastica: è di quegli anni il Concorso, lanciato dalla FISH Onlus a livello nazionale, de “Le Chiavi di Scuola”. Personalmente ho partecipato a tutte le edizioni.
    Sicuramente è stata una delle iniziative più significative e importanti, che ha permesso di prendere atto di “come” procedeva la scuola e di “come” avveniva il percorso di integrazione degli alunni.

    In sede di Osservatorio scuola venivano affrontate anche proposte operative:
  • una riguardava l’aumento a 10 anni dell’obbligo di permanenza su posto di sostegno per i docenti neoassunti (il vincolo era ed è ancor oggi di 5 anni);
  • l’altra (proposta dal CIIS Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno, che personalmente rappresentavo in quella sede) era il ricorso allo “scambio dei ruoli” (quello che oggi viene definito “incarico misto). Il periodo era quello di inizio millennio: gli anni 2001, 2002, 2003;
  • infine, con ampio consenso, si condivideva la necessità di una formazione estesa a tutto il personale docente e dirigente.

L’incarico misto dunque nasce molto prima del 2015.
Ed è ben richiamato nel Convegno CIIS di Cagliari, del 2007, a fronte di una proposta di legge, sostenuta dalla FISH, per l’adozione della classe di concorso per il sostegno.

In seguito con Paolo Fasce la proposta che noi chiamavamo “scambio di ruoli” si è incontrata con quella della “cattedra mista” e il 28 febbraio 2016 è stato pubblicato un articolo, scritto a più mani, proprio attorno a questa proposta, che trovava applicazione diretta nella scuola Primaria e nella scuola dell’Infanzia (senza formalizzazione), ma che chiaramente non veniva adottata nella Secondaria (la situazione, in questo caso, e lo sappiamo, è decisamente più complessa).
Successivamente il gruppo degli autori dell’articolo sulla “cattedra mista”, allargato, si è incontrato online e a Milano per concretizzare la proposta, portandola sui tavoli del Ministero, durante la scrittura dell’allora 378 (divenuto poi il decreto legislativo n. 66/2017).
Questo non ha permesso di allontanare la proposta della classe di concorso, che ancora oggi è sul tavolo delle ipotesi ed è sostenuta dalla FISH.
Preme qui fare un po’ di storia.
Ricordare che il dibattito “viene da lontano” e non è frutto di improvvisazione.

LA FORMAZIONE DEL PERSONALE DELLA SCUOLA
Al di là, comunque, della proposta organizzativa (scambio dei ruoli / cattedra mista / incarico misto) resta “la questione” di fondo: la formazione del personale docente e dirigente.
Poi si possono adottare le soluzioni migliori, anche di impostazione differente (eccetto la classe di concorso che non solo non promuove inclusione, ma che, a mio avviso, promuove l’esclusione).

Il concetto di fondo riguarda, sostanzialmente, la formazione professionale, che sviluppi in ogni docente la consapevolezza che “ogni alunno della classe è suo alunno” (quindi anche l’alunno con disabilità). Se non si perviene a questo ogni ipotesi, anche di tipo organizzativo, è destinata a naufragare. E concludo.


Queste vicende, conosciute e note da chi le ha vissute in prima persona, costituiscono una parte della storia. In altre sedi, in altri contesti, in altri ambiti sicuramente si sono sviluppate altre situazioni.
Ognuno percorre una strada e – forse – lascia un segno o una sfumatura. Piccola. Lieve.
Io dico sempre che ognuno deve fare la sua parte, perché la complessità della realtà è determinata da queste piccole azioni, che sfuggono alla vista di molti.

E sono certa che molti, moltissimi insegnanti, hanno contribuito e stanno contribuendo a realizzare “inclusione autentica”.
Vi è molto più fermento di quello che possiamo immaginare.
Vi sono persone che operano con responsabilità e con passione: sono spesso invisibili, perché difficilmente si raccontano, dato che vivono il “fare scuola inclusivo” come “normale” e non come “straordinario”, ovvero lo vivono esattamente come deve essere.
E fra questi molti sono docenti specializzati “passati su posto disciplinare o su posto comune”: un passaggio che consente di arricchire la nostra scuola di professionalità.

E poi, diciamocelo senza timore: molto spesso l’inclusione viene promossa meglio e in modo più efficace quando il coinvolgimento del docente curricolare nasce dalla sua professionalità.

Sarà forse un caso – e chiudo – ma nei corsi di specializzazione, in cui insegno, una delle prime frasi che sistematicamente i corsisti pronunciano è la seguente: “Ma questa formazione dovrebbe essere garantita a tutti i docenti; dovrebbe essere obbligatoria per tutti i docenti curricolari”.

Evelina Chiocca

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