Gli incendi nelle ultime settimane hanno devastato il centro-sud Italia, diventando una piaga, che si è drammaticamente abbattuta sugli splendidi territori del nostro Paese. La Protezione Civile denuncia che negli ultimi 30 anni è andato perduto il 12% del patrimonio forestale dell’Italia: una porzione enorme considerato che il 30% della superficie italiana è formato da boschi, con gravi conseguenze per l’ecosistema. In questa intervista, il punto di vista di Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association per un’analisi degli aspetti psicologici legati alla piromania, nonché ai fatti accaduti.

Dott.sa Lucattini, in queste ultime settimane, abbiamo sentito parlare di incendi  e piromania, che idea si è fatta sulla situazione attuale? 

Gli incendi del patrimonio naturale, ricchezza d’importanza e valore inestimabili, sono purtroppo ricorrenti, nonostante l’impegno sia nella deterrenza che nell’informazione sull’importanza della sua tutela, conservazione e valorizzazione. È noto che tutti gli ecosistemi forestali sono serbatoi naturali di carbonio e hanno un ruolo chiave nella vita e nel benessere mentale delle persone. Inoltre, per la loro composizione, mitigano anche gli effetti dei cambiamenti climatici. Affinché continuino a svolgere i numerosi ruoli che concorrono al benessere generale, è necessario che restino integri e si mantengano in buona salute. Gli individui e la collettività hanno non solo il dovere, ma anche la necessità di occuparsi di dare il giusto valore e attribuire un senso compiuto all’ambiente “non umano”. L’habitat quotidiano e tutte le interazioni ambientali hanno inevitabilmente una risonanza nella psiche umana. La sua distruzione rimanda a sensazioni profonde di rovina interiore e di perdita. 

Si calcola che gli incendi dolosi sono circa il 60%. Ma si tratta sempre di casi di piromania? 

Numerosi studi trasversali condotti in più continenti (Europeo, Australiano, Americano) distinguono tra incendiari e piromani. Gli incendiari hanno fini secondari di lucro e speculazione o sono affetti da disturbi mentali, disturbi della personalità, psicosi e ritardo mentale, spesso associati con alcolismo; secondo gli studi, solo gli incendiari con disturbo della personalità, avevano anche tendenze criminose e motivazioni di lucro. I piromani, invece, hanno un’ossessione per il fuoco le fiamme e la distruzione che questi provocano. È specifica nei piromani, la ricerca del piacere tra eccitamento e sollievo, procurati dall’appiccare il fuoco e guardare l’incendio. Il piromane è senz’altro un incendiario mentre l’incendiario non è necessariamente un piromane. 

Ci sono dunque varie tipologie di incendiari?

Chiunque appicchi un fuoco in maniera volontaria può essere definito un incendiario. Molti incendi dolosi sono appiccati con fini speculativi, per vendette tra privati o ritorsioni verso la pubblica amministrazione. Le analisi sulle attività criminali degli incendiari hanno messo in evidenza che, più risulta organizzata la scena dell’incendio e studiata la tecnica dell’innesco del fuoco, tanto più il responsabile è razionale e preso da interessi materiali. Gli incendi colposi invece, sono spesso bravate andate male o dovuti a distrazione e non curanza, ad esempio uso non corretto di fuochi d’artificio, incendio di stoppie, fuoco a scopo ricreativo in siti proibiti. Mentre gli incendiari con intento doloso si adoperano per nascondere le proprie tracce e non essere identificati, gli incendiari per errore, lanciano l’allarme e chiedono aiuto, se presi dal panico, fuggono impulsivamente per il timore di ardere vivi, ma comunque cercano soccorso.

Tra le diverse categorie si parla, spesso di piromania. Di che cosa si tratta esattamente?  Quando possiamo dire che ci troviamo di fronte a piromani? 

Il termine “piromania” deriva dal greco πῦρ (“pur”, fuoco) e μανία (“mania”, ossessione). La piromania è caratterizzata da una ricorrente incapacità di controllare i forti impulsi ad appiccare incendi, che si traducono in molteplici atti o tentativi di appiccare il fuoco a proprietà o altri oggetti, in assenza di un motivo apparente (guadagno monetario, vendetta, sabotaggio, motivi politici, attirare l’attenzione o il riconoscimento). Nell’ambito dei disturbi psicologici, la piromania ha un’incidenza inferiore all’1% e raramente necessitano di ricovero psichiatrico. Il piromane è attratto in maniera morbosa dall’accedere intenzionalmente il fuoco, tende ad assistere alla devastazione, nutrendosi narcisisticamente della distruzione delle piante e immaginando la combustione della vita generate dal suo gesto. 

Quali effetti psicologici, a Suo avviso,  provocano nel piromane la vista del fuoco che arde e brucia? 

I piromani sono attratti dal fuoco e amano vedere gli effetti delle loro azioni, poiché ne traggono un’impressione di potere e potenza. Talvolta, hanno fantasie onnipotenti, sono gratificati dall’allarme procurato. L’appiccare il fuoco è preceduto da un crescente senso di tensione ed eccitazione umorale, spesso i piromani sono affascinati o preoccupati costantemente dal fuoco, e hanno anche un’attrazione difensiva per le attrezzature antincendio. La sensazione di piacere, eccitazione, gratificazione sono date sia dall’atto di appiccare il fuoco, dai suoi effetti e dalla “partecipazione” alle sue conseguenze: la carbonizzazione della natura, su cui sono proiettate le proprie angosce e ansie persecutorie inconsce. In alcuni, è la via regia per esprimere aggressività patologica. 

È vero che molti giovani piromani provengono da famiglie disfunzionali? 

Non necessariamente. La questione è un po’ più complessa e nello specifico è anche necessario distinguere tra incendiari e piromani. Numerosi studi dimostrano che chi ha vissuto in ambienti disfunzionali o violenti può avere maggiori probabilità di replicare questi comportamenti, soprattutto se non ha mai avuto alternative e non ne conosce altri. Le strade della devianza hanno molteplici motivazioni, sia psicologiche, che sociali. I piromani hanno un disturbo specifico in cui possono entrare in gioco anche le primissime relazioni d’oggetto (con le figure di accudimento) per cui nel fuoco ricercano ad esempio, un piacere fusionale, ma possono anche esservi traumi personali o familiari.

Come può la psicoanalisi aiutare queste persone? 

I piromani, adulti o adolescenti, sono aiutati e curati dalla terapia psicoanalitica; negli incendiari, talvolta può essere necessario anche un trattamento farmacologico, dipende dalla diagnosi. Anche se non è sempre semplice risolvere tutte le problematiche sottostanti alla piromania, certamente è possibile fare un buon lavoro, favorire la presa di coscienza delle proprie difficoltà e dei propri problemi. I pazienti hanno bisogno di comprendere le ragioni profonde dei loro comportamenti e  di sviluppare una buona capacità di riflettere su se stessi e sulle loro azioni, affrontando le proprie difficoltà emotive e psicologiche. Infine, la psicoanalisi favorisce lo sviluppo di una consapevolezza sulla necessità della tutela del patrimonio naturale, come patrimonio personale, non estraneo e fuori da sé, ma intimo e profondo, proprio. 

Salute e Ambiente ne rappresentano insieme  “il centro” della vita  di ogni essere umano, può spiegare l’importanza dell’Ecologia della salute? 

Innanzitutto, è necessario sottolineare che gli incendi dolosi e la distruzione di ampie zone naturali è anche un problema di salute pubblica pervasivo e significativo. Gli incendi dolosi causano la perdita di centinaia di vite ogni anno e migliaia sono ustionate e ferite a causa di questi crimini. Inoltre, essi hanno un potere traumatico sulla mente esattamente, come le grandi catastrofi naturali e la guerra.

Gli incendi dolosi che provocano la perdita di vite umane, proprietà, animali e alterano negativamente nei sopravvissuti la visione del mondo e degli altri esseri umani.

A riguardo, interessante  è l’eco-salute, un ambito di ricerca emergente che studia l’impatto degli ecosistemi sulla salute psicofisica umana. Questa disciplina prende in considerazione come i cambiamenti negli ambienti naturali, influenzino la salute anche in relazione alle modificazioni dei contesti fisici, sociali ed economici; tale ambito è trasversale a molte discipline e si ripropone di comprendere e studiare tutti i fattori che influenzano il benessere emotivo e psicologico.

Anche gli approcci di “eco-sanità” attuali sono differenti dai precedenti, tengono conto della complessità delle interazioni tra uomo e ambiente, sono partecipativi, si basano su sistemi per promuovere il benessere della popolazione tenendo presenti le interazioni individuali e sociali con l’ambiente, in cui si riconosce che la protezione della natura gioca un ruolo fondamentale per la salute e la felicità delle persone.

Quali consigli si sente di dare?

Adoperarsi affinché i bambini e gli adolescenti conoscano e facciano esperienza diretta, immersiva nella natura, in modo che si appassionino e imparino ad amarla;

Vivere la natura come parte integrante di se stessi, è il modo migliore per prevenire incuria, danneggiamenti e incendi;

Informare e rendere coscienti che la salvaguardia del patrimonio boschivo rappresenta un elemento indispensabile per la salute e il benessere fisico e mentale,

Aprire una riflessione collettiva permanente sull’importanza vitale della tutela dell’ambiente naturale e sui danni per la salute fisica e mentale degli incendi boschivi;

Potenziare la riflessione sull’importanza vitale dell’ecologia e della tutela dell’ambiente;

Incrementare i centri di ascolto, prevenzione e cura per chi soffre di piromania;

Rafforzare la prevenzione dei disturbi psicologici che possono avere come conseguenza gli incendi;

Se i genitori si accorgono che i figli hanno dei comportamenti “sui generis”: una passione o una propensione per il fuoco e per le attrezzature antincendio, considerare di poter consultare uno psicoanalista dell’età evolutiva per comprendere se possa essere un primo segnale di disagio emotivo.

 

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