Bocciatura annullata

Bocciatura annullata. Il Tar del Lazio entra a gamba tesa nella didattica. Come un mese fa emerge la stessa criticità. Occorre seguire e attuare tutte le procedure

Bocciatura annullata. Il Tar “bacchetta” il Consiglio di classe

Bocciatura annullata. E’ passato poco più di un mese dal caso della studentessa di Trento e un Tar (Lazio) interviene su una decisione presa all’unanimità da un Consiglio di classe di un I.C. di Tivoli Terme. E’ Il Messaggero (22 agosto) a darne notizia. Una studentessa iscritta alla prima media inizia male l’anno scolastico. Comunque “dal primo mese di scuola sino al termine delle lezioni, ha visto incrementare le proprie conoscenze e migliorare i propri voti», nonostante in molti casi non abbia raggiunto la media del 6, si legge nella sentenza”. Diversa la versione dei professori: “la frequenza è stata regolare» e il comportamento «buono», ma l’impegno è stato «scarso e inadeguato, sia nell’esecuzione dei compiti che nello studio». Da qui la decisione dei professori di fermarla.
I genitori non hanno accettato il provvedimento e quindi hanno ricorso al Tribunale amministrativo. Al termine i giudici hanno annullato la decisione.
Essi sostengono che la bocciatura deve essere un provvedimento eccezionale (Consiglio di Stato), formativo e non umiliante. Inoltre, la decisione non può essere lasciata al freddo calcolo aritmetico (media). Deve essere inserita in un contesto più ampio, che lascia lo spazio alla prospettiva di un ulteriore miglioramento.

Studentessa lasciata sola?

E giungiamo all’elemento che accomuna questo caso con quello affrontato all’inizio di luglio. “Bacchettata” dei giudici: essi evidenziano la carenza del “giusto supporto per permettere il recupero“.
Su questo punto la decisione dei giudici risulta inattaccabile. Scrivevo: “L’istituzione è tenuta ad attivare o proporre soluzioni che rimuovano gli ostacoli   che, “limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3 comma 2 Costituzione italiana). Siamo di fronte a un passaggio della nostra Carta molto impegnativo per l’Istituzione scolastica. La sua azione non può limitarsi a conseguire  l’uguaglianza formale (profilo liberale), ma dare concretezza anche a quella sostanziale (concezione democratica)“. Concludevo”Ai giudici interessa poco il fondato rilievo di C. Costarelli (ANP-Lazio) sulla difficoltà di attivare un’adeguata attività di recupero per motivi economici  e in itinere con classi-pollaio. I magistrati leggono la normativa. Ne consegue  la valutazione sul grado di coerenza costituzionale delle decisioni della scuola“.

I giudici puntano alla verità processuale

Ogni sentenza è sempre il risultato della documentazione scritta e delle testimonianze orali.  Quindi che la conclusione dei giudici può non rispecchiare la realtà Essi devono arrivare a una conclusione oltre il ragionevole dubbio.
L’intervista della Preside dell’Istituto, riportata da Il Messaggero, lascia intendere che la documentazione prodotta fosse poco chiara. Dichiara: ” avrei dovuto essere più puntigliosa, la relazione della coordinatrice allegata agli atti  probabilmente non era sufficiente
Quanto detto dalla Dirigente scolastica conferma la necessità di un supporto robusto della documentazione. Solo in questo modo si può ridurre molto una sentenza divergente dei giudici.

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