Il mal di schiena rappresenta un disturbo molto comune, che colpisce sia uomini che donne.

Quando si parla di questa problematica spesso ci si riferisce solo alla zona bassa della colonna vertebrale, chiamata lombare, ma si deve considerare anche il tratto dorsale e cervicale.

I sintomi possono durare qualche giorno o addirittura diventare cronici riducendo la qualità di vita del paziente.

Si può manifestare con dolore puntiforme, un dolore diffuso o lancinante che si può irradiare anche all’arto inferiore; il più delle volte è preceduto da una riduzione della mobilità della schiena.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il mal di schiena è la prima causa di disabilità al mondo.

Secondo il Global Pain Index si stima che in Italia 6 persone su 10 ne soffrano ogni settimana.

Alcuni esperti parlano di almeno 15 milioni di persone che nel nostro paese soffrono di mal di schiena e in particolare di forme di lombalgia, discopatie, stenosi ed ernia del disco lombare.

Per quanto riguarda i lavoratori, secondo i dati Inail del 2013, su 700 mila infortuni circa 26 mila hanno interessato la colonna lombare, con un danno permanente riconosciuto in 1.470 casi.

Sono circa 30mila gli interventi di stabilizzazione della colonna vertebrale eseguiti ogni anno in Italia: si tratta di pazienti che hanno mediamente superato il 50esimo anno d’età, ma sono semore più frequenti i giovani.

Il mal di schiena è dunque, un problema notevole anche per gli elevati costi sociali derivanti dalla limitazione funzionale e dalle conseguenti ricadute sul sistema sanitario nazionale e sull’attività produttiva .

Ma perché questo disturbo è in aumento e colpisce tutti senza distinzione di età e sesso?

La lombalgia, per esempio, è una condizione molto complessa e multifattoriale; non esiste una solo causa e la sintomatologia può variare da paziente a paziente. Capita spesso che due pazienti possano avere un dolore simile nel tratto lombare ma avere immagini diagnostiche completamente diverse, o viceversa.

Solo il 20% delle lombalgie sono causate da un problema specifico della colonna vertebrale. Il restante 80% è invece originato da fattori non specifici : posture alterate, movimenti scorretti, fattori meccanici,ecc.

Un aumento dei lavori sedentari, sopratutto negli ultimi anni e una ridotta attività motoria nel tempo libero, ci espongono a una maggiore probabilità di soffrire di mal di schiena.

Colpi di frusta, traumi, sovrappeso, interventi chirurgici, posture errate, sono fattori di rischio che incidono sulla salute della colonna vertebrale.

Sempre secondo il Global Pain Index coloro che lavorano alla scrivania soffrono maggiormente di disturbi alla schiena; residenti nelle aree urbane e con un reddito elevato rappresentano la fetta maggiore.

Terapie farmacologiche standardizzate risultano inefficaci poiché non tengono conto delle cause del dolore o più in generale degli stili di vita che potrebbero prevenirlo o alleviarlo.

Considerata la complessità di tale disturbo, risulta fondamentale attuare delle attività di prevenzioni che possano migliorare la condizione di salute del soggetto (mobilità articolare, attività fisica e alimentazione) al fine di ridurre i casi.

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