I contributi volontari delle famiglie rappresentano una risorsa importante per la scuola pubblica italiana, consentendo nelle migliori delle ipotesi di avviare progetti che migliorano la qualità didattica o iniziative a favore delle specifiche esigenze degli studenti, come ad esempio sportelli di supporto psicologico o fondi di solidarietà per la partecipazione alle gite e viaggi studio per le famiglie meno abbienti o nelle peggiori delle ipotesi utilizzati per il funzionamento ordinario e/o amministrativo, ricordate gli articoli dove si scriveva della mancanza di carta igienica ?.

I DATI

Il ministero dell’Istruzione ha rilevato che, in media, le famiglie italiane sborsano volontariamente 86,3 euro per le scuole superiori, con variazioni significative a seconda della regione. Ad esempio, in Calabria, la cifra media è di 35,5 euro, mentre in Lombardia sale a 113,2 euro.

Negli ultimi anni, il versamento volontario è aumentato rispetto al periodo 2019-2022, quando la media era di 52,6 euro, tuttavia, il numero di scuole che richiedono il contributo è diminuito, passando dal 62,6% al 32,7%. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che le famiglie non sono più disposte a pagare.

Di conseguenza, se nel periodo 2019-2022 le scuole avevano a disposizione 86,5 milioni di euro, oggi si parla di 74,7 milioni di euro, una cifra decisamente più bassa.

Nel frattempo, le richieste di contributi volontari si sono estese anche alle scuole di grado inferiore. Per le scuole elementari, il versamento medio è di 20 euro a famiglia, mentre per le scuole medie è di 23 euro a famiglia.

COSA SUCCEDE AL SUD?

In Campania, a Napoli: se prendiamo ad esempio due scuole, una dell’hinterland napoletano ed una del centro città, quindi due scuole simili ma differenti, due scuole che offrono servizi e condizioni non pari, due scuole con platee completamente opposte. Ci rendiamo conto che quella di periferie mediamente per bambino si spende tra tassa e assicurazione, tra ai 10/20€ circa, mentre nella scuola del centro città, con una platea più abbiente, tra i 50 e i 70 euro annui.

Purtroppo questa disparità come si può ben intendere porterà in termini di didattica, sviluppo, lavoratori, strumenti ed opportunità un dislivello enorme tra le classi di diversa estrazione, qui lo Stato dovrebbe intervenire ma fa come abbiamo già scritto sopra persino a fornire il necessario figuriamoci il superfluo.

E AL NORD? NULLA DI DIVERSO

lo spiega chiaramente il dirigente scolastico Antonio Signori del liceo Paolo Sarti il quale ha scritto ai genitori che “i contributi che lo Stato ci assegna garantiscono i servizi essenziali” ma non permettono di offrire altre iniziative che danno un “valore aggiunto alla formazione”. Così, Signori ha chiesto “un gesto di generosità e soprattutto di responsabilità collettiva”, per “permettere al liceo di continuare a garantire alcune attività che ne qualificano in misura determinante l’offerta formativa”.

IL CONTRIBUTO NON È OBBLIGATORIO

Ricordiamo che il contributo non è mai obbligatorio e le famiglie debbono essere sempre informate sulla finalità a cui i contributi volontari sono indirizzati, affinché possano consapevolmente decidere se e in che misura aderire alle proposte della scuola .

Le attività poi finanziate vengono predisposte da Piano Triennale dell’Offerta Formativa, il tutto normato dall’ articolo 5, comma 11, del decreto interministeriale 28 agosto 2018, n. 129, pubblicato sul sito internet dell’istituzione scolastica, sezione “Amministrazione trasparente”.

Il programma annuale deve contenere sempre, relazione illustrativa recante le finalità e le voci di spesa a cui vengono destinate le entrate derivanti dal contributo volontario delle famiglie.

Inoltre, vanno redatti per obbligo anche prospetto di conto consuntivo e della relativa relazione illustrativa, come disposto dall’articolo 23, comma 5, del decreto interministeriale 28 agosto 2018, n. 129.

IN CONCLUSIONE

Abbiamo chiarito molti aspetti della questione traendone per logica che la scuola italiana ha grosse difficoltà e lacune, partendo dal necessario per poter sopravvivere e se capiti nella parte sbagliata del Paese impari già da piccolo l’arte dell’arrangiarti.

In definitiva abbiamo capito anche che il contributo non è mai obbligatorio e non lo deve essere ma irreversibilmente necessario per la sopravvivenza generale dell’istituzione, e come diceva Gene Gnocchi in suo spettacolo pur di campare, “se non ci pensa Dio, ci penso io” .

 

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.