Gli studenti chiedono un modello di scuola che preveda l’educazione sessuale e negli anni hanno costruito una proposta approfondita di come vogliono che l’educazione sessuale vada a costruire una cultura del consenso. L’Unione Degli Studenti afferma “il rispetto non ci basta, pretendiamo educazione sessuale, al consenso, all’affettività, all’emotività, ai generi che sia veicolo della cultura del consenso” Gli avvenimenti di Palermo e di Caivano che hanno sconvolto l’opinione pubblica hanno portato il ministro dell’istruzione e del merito Valditara a promettere di portare nelle scuole “l’educazione al rispetto”, con processi didattici che permettano oltre alla presenza di esperti anche didattica peer to peer. Da anni gli studenti pretendono l’educazione sessuale e all’affettività e affermano: “Noi una proposta concreta l’abbiamo ed è stata immaginata e costruita dal basso insieme a studenti da tutto il Paese”. “Pretendiamo che ogni scuola del Paese sia presidio di educazione sessuale- dichiara Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale dell’Unione Degli Studenti- e che quest’ultima sia laica, obbligatoria e che parta dalle scuole dell’infanzia e permei ogni ordine e grado dell’istruzione come servizio continuativo per sviluppare una società libera dalle discriminazioni. Questo perché crediamo ci sia la necessità di darci collettivamente strumenti di autodeterminazione e conoscenza, perché essere adulti, ad oggi, non corrisponde obbligatoriamente ad essere informati e capaci di insegnare cosa significa consenso.

Al ministro Valditara rispondiamo che i processi didattici da lui nominati stridono con il modello di scuola perseguito dall’attuale Governo e con le politiche degli ultimi anni, basate sull’aziendalizzazione e la competitività.” “Proprio per questo da anni lottiamo avanzando proposte come questa, che sono essenziali perché la didattica nel suo complesso, non solo relativamente a quella sessuale, riesca a coinvolgere la popolazione studentesca e a metterla al centro del processo educativo.afferma Tess Kucich, coordinatore nazionale della Rete Della Conoscenza- Pretendiamo che il ministro metta al centro gli studenti anche nella costruzione del progetto di educazione sessuale che ci si sta immaginando e che questa non sia volta a promuovere una generica “cultura del rispetto”, quanto un approccio sistemico di cura basato sul consenso. Il 17 novembre, giornata internazionale dello studente, saremo nelle piazze di tutto il Paese per pretendere un modello di scuola differente, trasfemminista ed inclusivo.

SIAMO STANCHI DI FALSE PROMESSE. IL DIRITTO AD UNA SESSUALITÀ LIBERA E LAICA NONSI MERITA: ORA DECIDIAMO NOI.

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