Dossier Docenti di ruolo fuori sede: dopo la proposta del sondaggio targato La Voce della Scuola si tirano le somme su una categoria particolarmente sofferente dei docenti italiani. Riprendiamo il lavoro pubblicato il 29 agosto, integrandolo con i grafici relativi ai risultati ottenuti.

I Docenti di ruolo fuori sede sono stati invitati dalla nostra redazione a rispondere ad alcune domande:

età divisa per fasce, anno di immissione in ruolo, provincia di titolarità e provincia di residenza; in coda è stato lasciato un campo vuoto in cui, volendo, si poteva specificare meglio la propria condizione, al massimo in due righe.

Si precisa che i dati si considerano esaustivi al 60% avendoli rapportati, dopo il 20 agosto, agli esiti delle Assegnazioni Provvisorie Interprovinciali, calcolando la differenza fra il numero dei richiedenti, che sono tutti docenti di ruolo fuori sede, e quello degli assegnati.

Partiamo dal totale: hanno aderito al sondaggio 820 docenti di cui ben 740 sono donne, quasi tutte di età compresa fra i 40 e i 60 anni. Il primo dato dunque è questo: la maggioranza dei docenti di ruolo fuori sede è donna, per lo più madre, che ha dovuto lasciare casa, famiglia e figli per non perdere il lavoro (GRAFICO n°1).

Si parla di una forzatura che ha giocato un ruolo preponderante nella vita di queste docenti e ne ha segnato il corso per sempre: il 45% circa dei partecipanti al sondaggio appartiene infatti alla categoria degli assunti con la L.107/2015  (GRAFICO N.2), quasi 500 docenti del Sud ancora distribuiti al Centro Nord dopo 8 anni, a cui vanno aggiunti tutti quelli che hanno fatto richiesta di AP e non hanno partecipato al sondaggio. Tali docenti ancora immobilizzati non hanno potuto scegliere la sede di titolarità, una condizione inimmaginabile ai giorni nostri, dove persino docenti precari che hanno liberamente scelto su quali province puntare per conseguire il ruolo, nel momento in cui si è presentata l’occasione lo hanno rifiutato mandando nel panico le istituzioni scolastiche le quali, con tutta probabilità, si vedranno costrette a ricorrere alle MAD per coprire le cattedre rimaste vacanti, tant’è vero che si parla già di un esercito di baby prof neolaureati e senza abilitazione all’insegnamento, che saranno impiegati quest’anno a ricoprire il delicato ruolo dell’insegnante. Non v’è dubbio, a tale proposito, che gli stessi docenti assunti nel 2015 avrebbero fatto lo stesso degli attuali colleghi precari di fronte al rischio di capitare fuori regione e rimanerci per ben oltre i tre anni di vincolo, tuttavia non bisogna dimenticare che ai docenti del 2015 fu prospettata proprio dal Governo allora in carica la cancellazione delle GAE, motivo per cui rifiutando il ruolo avrebbero perso l’occasione della vita, un vero e proprio ricatto di cui ancora oggi pagano le conseguenze; ben diversa la situazione dei docenti precari che oggi alla proposta di ruolo hanno legittimamente risposto –no, grazie-, potendo continuare a contare sulle cattedre annuali da GPS, in fase di pubblicazione proprio in questi giorni, in attesa di una proposta più allettante e principalmente più sostenibile dal punto di vista economico. In questo quadro desolante i docenti bloccati fuori regione da anni continuano ad essere il capro espiatorio di un sistema destinato al collasso se non si ridefinisce la mobilità. Da un lato servono politiche serie a sostegno delle spese di trasferta e alloggio a cui i docenti fuori sede sono sottoposti, depauperando notevolmente il potere d’acquisto già esiguo del loro stipendio. Dall’altro, in assenza di tali politiche, sempre meno docenti saranno disposti a sacrificare la loro vita con un salto nel buio: la condizione dei docenti che non riescono a rientrare dopo tanti anni è infatti ben nota a tutti, anche ai docenti precari, che pertanto hanno imparato a guardarsi le spalle e a non cedere nemmeno alla lusinga del posto fisso, che per i docenti immobilizzati non è stata altro che il prosieguo del precariato pur essendo di ruolo, con l’aggravante di essere lontani da casa dai 150 ai 1000 km. Alla luce di ciò non appare nemmeno il vincolo triennale il vero nemico da abbattere, il problema è dopo, ovvero nella impossibilità di fare rientro a casa anche dopo tre anni da fuori sede, proprio come è accaduto ad una parte dei docenti assunti dalla L.107/2015, che in questi giorni hanno duvuto preparare ancora una volta, in assenza persino di Assegnazione Provvisoria, le valigie per prendere servizio in altra regione venerdì 1 Settembre. Il disagio di questi docenti è unanime, inspiegabilmente ancora ignorato dalle istituzioni e dai sindacati , ed è ormai insopportabile, presente non soltanto nelle note del nostro questionario ma anche nei vari gruppi di docenti fuori sede sui social: “sono la mamma al telefono”, “è illegale tenerci ancora fuori dopo quasi 10 anni”, “sono 9 anni che attendo di stare con la mia bambina”, “è uno strazio ogni volta che devo lasciare i miei figli”, e poi ancora “su tre maschi, due sono al Nord insieme a me, l’altro attende la maturità”, “i miei bambini li ho dovuti portare con me, nel 2015 erano troppo piccoli per lasciarli”, “siamo stanchi, dopo 8 anni di ruolo e 13 di precariato è legittimo attendersi di tornare a casa?”, “siamo dimenticati da tutti, siamo l’unica categoria della P.A. per cui non è prevista alcuna politica seria sulla mobilità”. Il tenore è questo, la domanda lecita: non è forse violenza anche questa? Sembra un caso, inoltre, ma non lo è, che proprio in questo periodo stia nascendo un movimento spontaneo di giovani che non vogliono rassegnarsi a dover abbandonare la loro terra, quale? Naturalmente la Sicilia, e non è un caso che il movimento, presente sui social alla pagina Questa è la mia terra e io la difendo sia nato proprio a Licata in provincia di Agrigento per promuovere “il diritto a restare”: Agrigento è la città risultata maggiormente penalizzata anche dall’esodo forzato dei docenti che hanno partecipato al nostro sondaggio. La Sicilia si è svuotata dai tagli previsti dalla Gelmini e dall’esodo del 2015, proprio perché è impensabile, ad esempio, che un insegnante di Ragusa se ne vada a lavorare a Sondrio senza i figli. Fra le province in cui i docenti risultano ancora bloccati spiccano Genova, Milano, Vicenza, Venezia, Bergamo, Bologna ed infine Roma. L’entità del problema si evidenzia però dalla lettura delle province di residenza di questi docenti: la maggioranza proviene proprio dalla Sicilia, seguita da Campania e Calabria. Ancora oggi, a distanza di 8 anni dalla L.107/2015, c’è qualcuno della provincia di Reggio Calabria bloccato a Novara, di Salerno a Como, di Catania a Bolzano. Le città maggiormente svuotate dallo scriteriato algoritmo del 2016 sono proprio le sicule Agrigento, Palermo e Ragusa, seguite da Caserta, Salerno, Reggio Calabria, Cosenza e Napoli. La Puglia appare la più virtuosa delle regioni del Sud grazie ad un numero elevato di ricorsi post 2015 andati a buon fine, e con una sola decina di docenti di Bari e Lecce ancora bloccati fuori regione, che tuttavia riescono ad essere quasi totalmente soddisfatti in Assegnazione Provvisoria. Inaccettabile invece la condizione dei docenti calabresi che nemmeno sulla mobilità annuale possono fare affidamento: Reggio Calabria, Crotone, Catanzaro e Cosenza, in particolare per i docenti della cdc A046, risultano irraggiungibili; a Reggio Calabria le Assegnazioni Interprovinciali per l’a.s. 2023/24 per la A046 sono pari a zero mentre a Cosenza è stato assegnato un solo docente con precedenza e 12 sul sostegno.

Per le altre province menzionate la situazione non è tanto diversa, in molte province del Sud spuntano molti casi di precedenza per L.104 di un parente disabile, che insieme al titolo per insegnare sostegno rappresenta l’unica possibilità per poter lavorare sotto casa almeno nella mobilità annuale. Sul sostegno fanno affidamento innanzitutto i docenti napoletani titolari fuori sede in A046: solo nella città partenopea infatti, su 73 richiedenti AP interprovinciale sul sostegno da altra cdc, 53 sono proprio docenti A046 in possesso del titolo. Tuttavia Napoli non è l’unica provincia in cui si si viene assegnati esclusivamente grazie al titolo del sostegno o alla precedenza ex L.104, le altre sono Palermo, Agrigento, Salerno e Cosenza. Altra singolarità emersa dall’analisi delle AP interprovinciali campane, è che pur di accontentare le numerose richieste di AP con precedenza, l’amministrazione ha assegnato 3 docenti A046 su cattedre “a disposizione”, dicitura ormai in disuso da quando è stato istituito l’organico del potenziamento che, peraltro, risulta ancora un organico di diritto e non di fatto, come dovrebbe essere il contingente assegnato provvisoriamente per un anno. Ci si chiede pertanto per quale motivo, alla luce di ciò, non si possano accontentare su cattedre “a disposizione”, anche quei docenti che non hanno parenti da accudire e hanno deciso di non conseguire il titolo per il sostegno come hanno fatto diversi colleghi, forse, più per avere maggiori opportunità nella provincia di residenza, almeno in assegnazione provvisoria, che per reali inclinazioni verso gli alunni più fragili.

Dal confronto fra i dati delle AP e quelli del sondaggio è emerso che la A046 è proprio la cdc del secondo grado maggiormente presente fra i fuori sede, di gran lunga più di tutte le altre, fra cui figurano A045, A19 e A028. I docenti delle discipline giuridico-economiche sono superati soltanto dai docenti della scuola Primaria, che rappresenta in assoluto la fetta maggiore di docenti di ruolo bloccati al Nord (GRAFICO N°3): ciò conferma quanto si va sostenendo da anni a proposito della necessità di istituire il tempo pieno al Sud proprio per la Primaria, che ridurrebbe finalmente il divario con le scuole del Nord, a cui si aggiunge la duplice soluzione per la A046, ovvero l’affidamento dell’insegnamento della Educazione Civica e/o l’inserimento dello studio del Diritto in tutte le scuole o quanto meno in tutti i bienni della secondaria di secondo grado. L’argomento della legalità nelle scuole, o meglio dell’assenza della legalità, è di grande attualità anche in questo periodo in cui, dopo i deplorevoli casi di stupro ai danni di giovanissime, il Ministro Valditara è tornato a parlare di scuola costituzionale, cittadinanza attiva, diritti e doveri, educazione all’affettività, rispetto: il problema è sempre lo stesso, perché se ne parla soltanto e non si passa ai fatti? Quale scuola costituzionale può mai esserci in un paese dove non si studia il Diritto?  Tutte le speranze sono ora riposte sul Decreto Sud, o Decreto Caivano attualmente all’esame del Consiglio dei Ministri e presentato proprio ieri in Conferenza Stampa, il quale prevede, fra l’altro, proprio l’istituzione del tempo pieno alla Primaria nelle regioni del Sud, a partire dalle aree ad alto rischio di dispersione. A tale proposito dovranno necessariamente mobilitarsi anche gli Enti Territoriali, che nell’istituzione del tempo pieno a scuola rivestono il ruolo fondamentale di fornire i servizi mensa al personale, argomento ben noto e sul quale si spera finalmente in una soluzione.

Fra i docenti fuori sede, infine, un 10% è oltre i 60 anni, i docenti compresi nelle fasce d’età 41-50 e 51-60 occupano oltre l’80% del campione, a cui si aggiungono i giovani neo immessi che senza nemmeno aver totalizzato i 3 anni di vincolo hanno deciso di partecipare al sondaggio per esprimere il disagio appena vissuto fra spese di viaggio, alloggi alle stelle e l’impossibilità di far quadrare i conti con uno stipendio che portato lontano da casa rasenta la povertà. (GRAFICO N°4) Di rilievo anche i fuori sede da oltre 8 anni e dal sondaggio spunta anche il caso estremo degli immobilizzati: è la docente Imma Turturici di Caltabellotta in provincia di Agrigento in ruolo nella A066 – trattamento testi dal lontano 1989, che dal ’94 è bloccata a Palermo e costretta a percorrere oltre 250 km al giorno per andare a scuola pur avendo superato i 60 anni. Alla collega si aggiungono i docenti che risultano immobilizzati fuori provincia o regione da prima del 2015: andando a ritroso compaiono 2014, 2007, 2001, 2000 e 1998, docenti che in totale sfiorano il 40% del nostro campione. Le conclusioni dovrebbero essere affidate alle Istituzioni e ai sindacati, assodato che la voce dei docenti, e ci si augura non sia questo l’ennesimo caso, rimane troppo spesso inascoltata. Le domande da porsi di fronte ad un simile quadro delle condizioni in cui tantissimi docenti fuori sede lavorano sono diverse, ne lasciamo qui alcune:

  • È giusto costringere i docenti a scegliere fra lavoro e famiglia?
  • E’ giusto non tener conto delle maggiori spese dei docenti fuori sede?
  • E’ giusto non dare certezze di rientro nemmeno dopo 3 anni di vincoli?
  • Quale continuità didattica si assicura in Assegnazione Provvisoria?
  • Quali prospettive per chi vuole tornare?
  • Come incentivare i docenti a lavorare al Nord?

Doverosi infine i ringraziamenti per quanti hanno partecipato, ed in particolare al gruppo Docenti Immobilizzati che ha collaborato al reperimento dei dati delle Assegnazioni Provvisorie di Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Basilicata nonostante molti fossero in ferie. La nostra redazione ha intanto già pronto il prossimo sondaggio per evidenziare i reali problemi del personale scolastico direttamente dalla loro voce, La Voce della Scuola.

Responsabile del progetto: Elvira Fisichella

Coordinamento reperimento dati: Ina Giallombardo

Elaborazione grafica: Norberto Gallo

GRAFICO n°1 Sesso dei partecipanti

Grafico n°2 Anno di immissione in ruolo dei partecipanti

Grafico n°3 Classi di Concorso dei partecipanti

Grafico n°4 Età dei partecipanti

 

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