insegnante

Cara collega, caro collega insegnante. Che insegni a Milano, a Napoli o, per dire, a Bassano del Grappa, fammi il favore ed evita di cascarci anche tu: perché non ti pare che si pretenda un po’ troppo dalla scuola in faccende come quelle (solo le ultime) di Caivano o Palermo?

Faccende che gonfiano il cuore d’ Italia nel solito coro di vibrante protesta (cit.), con il governo di turno che decreta d’ urgenza e la scuola al centro con un suo del tutto teorico potere di debellare i comportamenti dei criminali in erba e in definitiva di sanare il futuro. Una scuola, quella di cui parlano, che però è un espediente retorico; un’ astrazione teorica buona per chiacchierarne e per nascondere il fatto che la scuola non è altro che persone che fanno il loro lavoro in un contesto effettivo.

Collega non ci cascare… è solo un modo bello e buono per scaricarsi di ogni responsabilità e provare a tenersi la coscienza pulita; le responsabilità della politica che di fronte ai lazzaretti che pure conosce da decenni, si indigna, proclama, ma alla fin fine lascia tutto invariato; e anche le responsabilità del cittadino comune, di quelle famiglie qualsiasi con cui si organizzano ancora di fatto le comunità in cui viviamo e che sono concrete quanto la vita di chi ci nasce e ci cresce.

Intendiamoci. Ben venga l’ insegnante che accompagna le sue mansioni con il sacro fuoco del dovere umanitario nei confronti degli alunni. Ma nessuno dimentichi che la scuola è pubblica e si trova in ogni parte del territorio italiano perché serve essenzialmente ad insegnare cose a chi non le sa, non a bonificare aree degradate, civilizzare i barbari o evangelizzare gli Indiani Cicorioni.

Dire che la scuola ha la responsabilità di redimere i piccoli delinquenti di cui in questi giorni si parla, significa dire che se qualcuno di questi pargoli vandalizza l’ auto dell’ insegnante, lo minaccia, lo picchia, lo accoltella e via dicendo, è colpa dello stesso insegnante minacciato, picchiato, accoltellato e rimasto per giunta senza auto, che però se lo merita perché evidentemente non lo ha educato bene. E significa in definitiva che la scuola che abbiamo è inutile, visto che a Palermo e Caivano di scuole ce ne sono e da un bel po’…

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