Di Marco Moriconi

Il Teatro di narrazione è un genere teatrale che si è definito circa quarant’anni fa, grazie al processo di una trasformazione, o meglio, di una commistione tra teatro “classico”, antico e affermato, e teatro “sperimentale” nato nei nostri tempi. È vero, però, che l’arte del raccontare o cantare storie nasce nella notte dei tempi, quando l’uomo comprese l’importanza della parola. Tramandare esperienze di vita attraverso la sola arte oratoria o mettendole in versi cantati o rimati, ha fatto del racconto un’arma della cultura.

Alla fine degli anni ’80 si è sentita la necessità di catturare l’attenzione del pubblico, attraverso il coinvolgimento della propria coscienza fino a trasformarla in conoscenza dei fatti. Il Teatro di narrazione diventa, così, d’impegno Civile, importante per coltivare una Memoria collettiva.

Anche la finzione scenica, costruita in funzione dei fatti realmente accaduti, aiuta in questa operazione e, anzi, tra i più giovani attecchisce più efficacemente.

I personaggi nati dalla mia penna vivono le loro vicende nella Storia italiana amalgamandosi con naturalezza fino a portare lo spettatore a vivere personalmente questo o quel racconto. I paesaggi, i profumi, i suoni vengono evocati attraverso la mia voce e la narrazione trasmette, così, le emozioni, le gioie o le paure del protagonista di ogni racconto.

Mi rivolgo al pubblico, coinvolgendolo nelle storie, chiedendogli indirettamente di ricostruire con la sua immaginazione tutto ciò che è raccontato.

L’idea di Memoria, spesso, viene coniugata solo al triste Olocausto ebraico, relegandola quasi in un angolo. La Memoria ha un respiro più ampio, molto più ampio, che in maniera più o meno omogenea comprende accadimenti diversi; dagli attentati alla Democrazia in tempo di pace (stragi e attentati negli “anni di piombo”), alla Legalità (omicidi ed eccidi delle mafie, screditamento dei rappresentanti della Giustizia) o alla Salute e all’Ecologia (avvelenamento indiscriminato delle vie e degli specchi d’acqua, dell’aria e dei terreni, attraverso criminosi sversamenti volontari). Lavorare sulla Memoria vuol dire avere coscienza di questi mali e combatterli con l’arma più potente che l’uomo abbia mai costruito: la cultura.

Cultura, ovvero, acquisizione della consapevolezza del ruolo di ogni individuo sul piano morale ed intellettuale e, quindi, la richiesta di “prendere coscienza”.

Il progetto che porto avanti da oltre un decennio è il mio impegno a far prendere coscienza di una Memoria, soprattutto agli studenti delle scuole italiane. Da quando ho iniziato a portare questo spettacolo tra i giovani, ho scoperto con rammarico, che non sanno cosa sia accaduto a Bologna il 2 agosto 1980, nel Vajont il 9 ottobre 1963 o, ancora, il 12 dicembre 1969, per fare alcuni esempi, poiché neanche i loro genitori ne sono a conoscenza. Progetto, quindi, che andrebbe esteso anche a molti adulti in cui esiste un vuoto determinante per il passaggio del testimone, affinché il mantenimento di una Memoria storica sia sempre verde.

È un male assai diffuso in questa era moderna dove, seppure esistono strumenti di informazioni e approfondimenti (computer, tablet, smartphone), non vengono usati per conoscere e informarsi, ma solo per passatempo. Quando gli studenti assistono al mio spettacolo di sola parola, sembra destarsi in loro un aspetto di cui non hanno conoscenza, cioè l’ascolto. All’ascolto segue, non sempre però, la scoperta della curiosità che viene tradotta in domande, scoprendo un ulteriore aspetto e cioè, il contraddittorio. Lavoriamo tutti alla crescita di queste giovani menti affinché possano perpetuare la difesa della Memoria.

Maggiori informazioni sull’iniziativa sono raggiungibili scrivendo a: marcomoriconi09@libero.it

 

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