pnrr mario draghi

Un tema, quello del dimensionamento, che mette in difficoltà il governo Meloni, ma che in realtà è un’ eredità del governo precedente a guida Mario Draghi, patròn del PNRR all’ italiana.
Inclusa tra gli interventi necessari all’ attuazione del PNRR in Italia (a detta del governo in carica allora e pure di quello in carica ora), la razionalizzazione delle autonomie scolastiche (sostanzialmente la loro riduzione) si era già arenata nella Conferenza Stato-Regioni del 29 giugno del 2022. Il conflitto era basato su previsioni numeriche decisamente distanti tra di loro. Le Regioni chiedevano di fissare il numero medio di alunni per istituto a 750 (il 10% in più rispetto ai parametri in vigore) e di escludere dal dimensionamento le scuole dell’ infanzia e le primarie dei piccoli comuni. Il governo proponeva una quota minima di 900 alunni per autonomia scolastica (+20% rispetto ai numeri attuali) riguardante le scuole di ogni ordine e grado.
Al no della Conferenza Stato Regioni, Draghi aveva reagito dichiarando la volontà di procedere unilateralmente con un decreto interministeriale entro il 31 agosto 2023. Poi era caduto il governo e la nuova maggioranza aveva gettato il cuore oltre l’ ostacolo già nella legge di bilancio del 2022 con un meccanismo che tentava di rispettare le prerogative regionali e le esigenze di razionalizzazioni del Ministero delle Finanze.
Ogni regione avrà un numero di autonomie scolastiche autorizzato (e finanziato) dal MEF sulla base del numero di allievi (tra 900 e 1000 per le regioni a scarsa densità abitativa). La realizzazione delle autonomie effettive e dei numeri previsti per ognuna di loro, viene delegata interamente alle regioni, che potranno decidere come distribuire le autonomie autorizzate centralmente adattandole alle esigenze dei territori. In pratica ogni regione potrà attivare autonomie con pochi allievi nelle zone più complesse, da compensare con autonomie con molti allievi nelle zone più semplici (ad esempio nelle grandi aree urbane).
A decidere saranno le regioni, con tutte le implicazioni del caso sul piano più politico delle scelte concrete da fare, piano sul quale varranno le differenze di gestione degli anni passati. Poche conseguenze concrete in Emilia Romagna, ad esempio, dove il dimensionamento previsto riguarderà solo qualche scuola; una vera sciagura per regioni come la Campania, con oltre cento scuole sotto i parametri richiesti.

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