dimensionamento

La battaglia contro il dimensionamento scolastico, previsto dal Governo a partire dal 2024/2025, diventa concreta in Toscana con l’ obiettivo dichiarato di espandersi alle altre Regioni. La giunta regionale ha infatti approvato una delibera che lascia invariato il numero degli istituti presenti sul territorio regionale, attualmente 470, stoppando di fatto la riduzione di 15 istituti scolastici prevista dal governo.

La Toscana è la prima Regione a rifiutare il dimensionamento con un atto formale, ma non è certo sola. Le altre Regioni guidate dal centrosinistra – Campania, Puglia ed Emilia Romagna – hanno già detto ’no’ al dimensionamento nei mesi scorsi, ricorrendo alla Corte costituzionale sulla legittimità del provvedimento governativo. Ma anche le Regioni di centrodestra non sono immuni ai malumori. Nel Lazio, a guida centrodestra con il governatore Francesco Rocca, i sindacati della scuola hanno incontrato l’assessore regionale alla scuola e hanno appreso che per il prossimo anno scolastico si perderanno 37 direzioni e complessivamente nel triennio ben 53.

Numeri che hanno spinto anche l’  Ugl scuola nazionale, sindacato di area del partito della premier, a chiedere una deroga al dimensionamento almeno per alcuni territori, come la Campania guidata da Vincenzo De Luca.

Questioni di metodo e questioni di merito alla base del conflitto sul dimensionamento tra le regioni e il governo Meloni. Un conflitto ereditato dal governo Draghi e dal piano di attuazione del PNRR. Le Regioni che si oppongono al dimensionamento scolastico sostengono che questo provvedimento comporterà la chiusura di molte scuole, soprattutto nelle aree rurali e periferiche e danneggerà la qualità dell’istruzione, aumentando il numero di studenti per classe, con ripercussioni sugli organici e la riduzione di fatto di personale docente e Ata.

Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha chiarito che l’obiettivo del dimensionamento non è la chiusura delle scuole, bensì la razionalizzazione delle reggenze e che non si chiuderà neanche un plesso scolastico. Spiegazioni che però non hanno convinto le Regioni che continuano a ritenere inaccettabili le condizioni proposte dal governo pronte a finire davanti alla Corte Costituzionale.

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