La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Così recita l’art 34 della Costituzione Italiana.

Ma una scuola di periferia può offrire i mezzi giusti per raggiungere le soft skills e le competenze digitali per utilizzare con dimestichezza e spirito critico le nuove tecnologie?

A Roma, in Via Orbassano 69, questo accade ormai da qualche anno. Si tratta di una Scuola Secondaria di I Grado (ex Scuola Media per intenderci) che si trova nel quadrante territoriale 08, tra via di Boccea ed il quartiere Casalotti. una zona suburbana, densamente abitata e di recente urbanizzazione.

A fronte di questa alta densità abitativa, si rileva invece un indice di bassa centralità, che fa sì che quest’area si identifichi con una “città notturna”, che contribuisce a generare i flussi di pendolarismo cittadino verso il centro. Ciò implica una carenza di servizi rivolti al cittadino soprattutto per la sfera del sociale: teatri, cinema, biblioteche, spazi di verde attrezzato, centri culturali.

Si comprende quindi il ruolo importante che svolgono le istituzioni scolastiche sul territorio, in particolare l’I.C. Casalotti, 259, di cui la scuola secondaria fa parte, ha nel tempo assunto un ruolo di riferimento per le famiglie del territorio, con un’offerta formativa che riesce a dare risposte adeguate.

Nella scuola di Via Orbassano 69 si parla di Laboratorio TIC e Robotica Umanoide. Le Professoresse Carmen Rescigno e Barbara Di Sabatino sono state le prime a Roma a progettare un Laboratorio pomeridiano gratuito destinato a divulgare le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) vale a dire ad insegnare i processi e gli strumenti tecnologici che servono a produrre e migliorare gli strumenti di apprendimento.

Lo hanno fatto coinvolgendo gli studenti della Secondaria di I grado, durante un percorso inserito nell’Offerta Formativa extra curricolare pomeridiana, grazie al quale gli alunni hanno sperimentato le Tic e la Robotica Umanoide. Le professoresse in questione avevano già partecipato al Progetto Nao to Know del MIM per l’utilizzo della robotica umanoide in contesti didattici inclusivi e disciplinari e hanno saputo rinvestire le competenze pregresse acquisite, migliorando la conoscenze dei software applicativi, grazie anche alla collaborazione degli Ingegneri Elisabetta Rinaldi e Gianluca Bernardini che aderiscono al progetto “IBM Skills Build” che offre alle scuole italiane un fattivo contributo nella diffusione delle abilità digitali.

Il robot Nao viene programmato attraverso un sistema operativo complesso ed un software dedicato di nome Choregraphe che gli alunni hanno imparato ad utilizzare. Nelle Università ha avuto accesso questo anno, questo per dare un’idea di quanto siano state innovative le proposte del laboratorio TIC di Via Orbassano.

Gli addetti ai lavori conosco già i positivi risultati raggiunti dopo l’inserimento della robotica umanoide nella sfera della educazione e della rieducazione. Ci si riferisce in particolare alla sperimentazione fatta con i Robot nel Reparto di Neurologia Pediatrica del Gaslini di Genova e al progetto innovativo “Il Paese ritrovato” che rivoluziona il modo di intendere la cura e l’assistenza di persone con Alzheimer e demenza senile in grado di vivere, anche grazie alla robotica, una propria autonomia.

A questo punto ci si augura che anche le scuole statali più periferiche di una città come Roma, possano essere attenzionate da chi di dovere al fine di ricevere la giusta visibilità e i doverosi contributi per permettere che le buone pratiche di insegnamento non vengano interrotte né dalla mancanza di risorse né dalla mancanza di attenzione da parte degli organi preposti. Se il Ministero dell’istruzione, si è davvero rinnovato nella forma nuova di Ministero dell’Istruzione e del Merito ci auguriamo che le professoresse protagoniste di questa encomiabile iniziativa siano tra le prossime ad essere inserite tra le eccellenze della scuola pubblica italiana.

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