nuove abilitazioni

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM sulla formazione iniziale dei docenti, in sostanza la riforma dei percorsi per ottenere la sospirata ‘abilitazione’. Si tratta di un decreto attuativo del PNRR concordato dopo mesi di confronto con la Commissione UE.

Negli allegati sono definiti i contenuti specifici dei cfu da conseguire per ogni step della formazione assieme agli obiettivi minimi stabiliti per ogni corso in relazione a ciascuna tipologia di abilitazione prevista: saranno necessari 60 cfu per le nuove abilitazioni, 30 per chi ha già tre anni di servizio (uno sulla classe di concorso specifica), i 30+30 della fase transitoria, infine i 36 di cui avrà bisogno chi ha già i 24 previsti fino ad ora.

Nel DPCM è fissato il tipo di prove per l’accesso e la descrizione del profilo professionale e dei contenuti dei corsi di formazione.

Il numero di docenti da abilitare (la cosiddetta definizione del fabbisogno) sarà stabilito dal Ministero dell’ Istruzione che lo stabilirà sulla base del fabbisogno previsto per i tre successivi anni scolastici, tenendo conto delle scuole paritarie, la formazione professionale delle regioni e delle scuole italiane all’ estero. Se non fosse possibile riuscire a calcolare con precisione il fabbisogno per le scuole non statali, verrà calcolato sulla base di una maggiorazione forfettaria del 30% di quello statale, tenendo conto dei posti vacanti ma anche di altri criteri che comprenderanno il numero di personale docente privo di abilitazione in servizio.

Al Ministero dell’ Università e della Ricerca toccherà invece stabilire la realizzabilità dei percorsi di abilitazione sulla base del fabbisogno stabilito dal Ministero dell’ Istruzione e delle reali possibilità di Università e Accademie. 

Il rischio che il fabbisogno non coincida con le possibilità di realizzazione dei corsi necessari da parte delle Università è stato il principale problema che ha riguardato il lungo dibattito nella preparazione del DPCM.

Il timore è che si ripeta quanto accaduto con i corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria e di specializzazione sul Sostegno, per i quali la distribuzione territoriale dei posti non è spesso coerente con il fabbisogno, con molti posti per la formazione disponibili nelle regioni meridionali e la disponibilità effettiva di cattedre concentrata quasi esclusivamente in quelle settentrionali.

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.