Entro il 31 dicembre il personale docente e ATA della scuola può chiedere all’amministrazione di procedere con la ricostruzione di carriera: la domanda va presentata attraverso la piattaforma telematica Polis Istanze on line e a questo scopo gli Uffici scolastici, come Milano, hanno allestito delle apposite guide per gli assistenti amministrativi che operano nelle segreterie, La stampa specializzata ricorda che la “competenza dell’istituzione scolastica, in materia di aggiornamento, riguarda tutto il personale scolastico immesso in ruolo dal 01/09/2000, che abbia già presente al SIDI una prima pratica di ricostruzione di carriera; tutto il personale ATA proveniente dagli Enti Locali, transitato nel comparto suola dal 01/01/2000 ai sensi della L. 124/1999”. Inoltre, le scuole si devono anche fare carico “dell’aggiornamento della ricostruzione di carriera di tutto il personale ATA proveniente dagli Enti Locali transitato nel comparto suola dal 01/01/2000, ai sensi della L. 124/1999”.

Tra i servizi che andrebbero valutati alla pari di quelli svolti nella scuola statale vanno considerati anche quelli effettuati negli istituti paritari: Anief ricorda che l’ambito di Istruzione rimane infatti sempre quello pubblico. Questo significa che decine di migliaia di insegnanti assunti negli ultimi anni a tempo indeterminato nella scuola pubblica e che in passato hanno insegnato negli istituti paritari hanno pieno diritto a vedersi riconosciuto per intero quei periodi di lavoro all’interno della ricostruzione di carriera, con influenza diretta sullo stipendio. Poiché lo Stato italiano non la pensa così,  Anief ha portato la questione in tribunale, fino alla Corte di Giustizia europea.

 

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il ricorso alla Corte europea “sul mancato riconoscimento del servizio svolto nella scuola paritaria diventa preludio di sviluppi molto interessanti: è stato sollecitato di recente dal tribunale di Padova, che ha rimesso in discussione la questione. Il problema è vasto, riguarda almeno 300mila docenti, ed emerge immediatamente dopo l’immissione in ruolo, quando si realizza la ricostruzione di carriera. Anche perché già il Testo Unico della Scuola, nel 1994, prevedeva tale riconoscimento, ma con il passare del tempo il riconoscimento è stato negato. Noi abbiamo avuto il merito di rimettere tutto in discussione. Chi non si vuole rassegnare all’ingiustizia del mancato riconoscimento del servizio svolto nelle paritarie, con influenze negative sullo stipendio, ha la possibilità di inviare una diffida per evitare i termini di prescrizione di legge”.

Inoltre, tanti docenti e Ata hanno subìto un danno dalle nuove modalità di considerazione dei periodi svolti prima del ruolo: non bastano più 180 giorni per avere considerata l’intera annualità e questo comporta, per chi ha svolto più anni di supplenze, una perdita importante di periodi di carriera. Il provvedimento, approvato con il decreto legge n. 69 “Salva-infrazioni” della scorsa estate e pubblicato poi in Gazzetta Ufficiale, prevede che chi ha svolto in un anno almeno 180 giorni di supplenze con questa nuova norma introdotta non può avere più l’equiparazione alla supplenza annuale, ignorando quindi la posizione invece favorevole della Corte di Cassazione. Per valutare se presentare ricorso con Anief, per recuperare gli eventuali arretrati, gli interessati possono scrivere a ricostruzionedicarriera@anief.net

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