Prima vittoria giudiziaria dei ricorsi contro il sistema automatico

A Milano, è stata annunciata la prima vertenza arrivata a giudizio che riguarda un docente “escluso dal sistema informatico per il reclutamento del personale“.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane, ma il dispositivo è già pubblico e di fatto obbliga il ministero dell’Istruzione e del Merito a conferire all’insegnante l’incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche e per cattedra completa (18 ore) in una delle sedi disponibili nell’ambito territoriale di Milano, nel rispetto dell’ordine di preferenze ivi indicato, in virtù del maggior punteggio dal docente posseduto.

Il docente in questione, che era nelle graduatorie provinciali per i supplenti e che si era rivolto all’ufficio legale della Uil Scuola Rua, dovrà essere anche risarcito “per tutte le retribuzioni maturate e non percepite a seguito della mancata stipulazione del contratto; risarcimento comprensivo di ratei di 13esima mensilità e Tfr“. Inoltre, dovrà ottenere il punteggio pieno che gli servirà per le prossime procedure. Al ministero anche l’onere di pagare le spese legali: 3.500 euro.

Problemi nel reclutamento dei supplenti

La protesta dei docenti contro l’algoritmo è dovuta al fatto che il sistema informatico, che spesso avvantaggia i docenti che hanno un punteggio inferiore, è contrario ai principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.

Secondo il segretario generale Uil Scuola Rua Lombardia, Abele Parente, molti docenti sono stati esclusi dall’assegnazione della cattedra e si sono visti superare anche da chi aveva un punteggio inferiore. In Lombardia, i problemi maggiori si concentrano ancora sul sostegno, dove mancano persone specializzate. Oltre il 50% dei 30mila posti previsti in Lombardia sono coperti da precari.

La decisione del Tribunale farà scuola

La sentenza del Tribunale di Milano potrebbe fare scuola, secondo la Uil, e portare a un ritorno alle assegnazioni in presenza anziché all’utilizzo dell’algoritmo. La Uil sostiene che l’algoritmo, come congegnato dal ministero, non funziona, non è conforme ai canoni di ragionevolezza e non rispetta i principi meritocratici.

 

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