Non è proiettata nel futuro un’Italia che – com’è successo in anni recenti – svilisce il proprio corpo docente generando una selezione qualitativa al contrario, con i migliori di fatto spinti a scegliere altre strade – e non solo per i salari lontani dagli standard europei – mettendo a rischio la formazione degli studenti.

Chi si affaccia al mondo del lavoro vorrebbe trovare le condizioni per impostare un progetto di vita. Ma proprio nella scuola abbiamo un esempio significativo di quanto stia diventando complicato mettere su famiglia. Nell’Istruzione il problema principale sono infatti reclutamento e stabilizzazione degli insegnanti, con il comparto che presenta numeri decisamente elevati di contratti a tempo determinato reiterati per anni.

Il risultato è un presente di alunni che, specie nel sostegno, devono confrontarsi col cambio continuo di docenti, quando sarebbe loro diritto disporre di insegnanti titolari, che abbiano il tempo di conoscerli e personalizzare il servizio caso per caso. L’Europa chiede qualità? Già assegnare a questi ragazzi i loro docenti sarebbe un importante passo in tale direzione.

In anni recenti si è invece preferito disperdere energie, impegnando ogni volta per mesi le strutture scolastiche alla ricerca di centinaia di migliaia di supplenti. È vero che con la crisi demografica tra un decennio potremmo avere un milione di studenti in meno. Oggi però la situazione è opposta: a mancare sono gli insegnanti. E comunque agendo sul turnover anche un eventuale surplus di docenti è assorbibile al ritmo di 25/30mila unità l’anno; non sarebbe cioè un problema. Abbiamo quindi chiesto una fase transitoria, un grande piano di stabilizzazione delle decine di migliaia di insegnanti precari ai quali lo Stato da una vita dà fiducia, senza però mai assumerli in via definitiva per contenere i costi. Ma anche mantenere le famiglie nell’insicurezza – impedendo loro di sviluppare un progetto di vita – ha i suoi costi, che nel tempo potrebbero risultare ben superiori per l’intera comunità.

Per superare il precariato cronico dei docenti e invertire la deriva delle supplenze, una buona base di partenza credo possa essere lo sviluppo (già girato in bozza al ministero nelle versioni onerosa, ma risolutiva, e non onerosa) del ddl S. 1920/20 “Semplificazione della formazione e del reclutamento dei docenti”, che rilancia il cosiddetto “doppio canale”. Penso vada inoltre ripensato il vincolo di permanenza degli insegnanti di ruolo, visto che ormai sono più i problemi che crea di quelli che risolve. Di fatto non garantisce la continuità didattica e mette pesantemente in difficoltà chi è assegnato lontano da casa, sia in termini economici che familiari, tanto che aumentano coloro che rinunciano al ruolo costringendo gli uffici scolastici ad affidarsi alle messe a disposizione (MAD).

Mario Pittoni
Responsabile Dipartimento Istruzione Lega
Già Presidente Commissione Cultura Senato

 

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.