Sui percorsi abilitanti è ancora bufera. Stavolta sono i precari di breve e lungo corso a protestare.

Ilaria Vallino, torinese, laurea in scienze dell’ educazione e pedagogia, ha costituito il gruppo “ Stop al continuo bancomat” il 26 settembre, non appena le è stato chiaro conquistare l’abilitazione sarebbe stato tutt’altro che indolore.

“Ci vengono richieste cifre esorbitanti per accedere ai corsi, cifre che non sono alla portata dei precari.

Io per esempio, lavoro con Mad, supplenze brevi e stipendi a singhiozzo: come faccio a sborsare 2500 euro per acquisire i 60 crediti? “ lamenta la prof.

Il problema economico è una colonna portante della loro protesta “ Anche partecipando al concorso dovremmo poi fare il tirocinio, rinunciando ad ore di lavoro. La Costituzione concede pari opportunità per tutti, ma qui si pensa solo a chi ha il portafoglio pieno.”

Agli insegnanti viene chiesto di formarsi, formarsi e ancora formarsi, ma ci sarà davvero posto per tutti?

Sarà l’ennesimo modo di foraggiare le Università che, peraltro mantengono una certa discrezionalità sull’organizzazione delle attività legate alle abilitazioni (qualcuna, come quella di Genova, ha già comunicato che non riuscirà ad attivare i percorsi in questo anno accademico), nonchè sul riconoscimento dei 24 CFU che fino ad ora  erano titolo per l’inserimento in GPS o la partecipazione ai concorsi.

I precari non ci stanno e gridano il loro dissenso.

A supportarli, il 17 novembre, la Federazione Sindacale Fensir ha  proclamato uno sciopero per l’intera giornata. Nel comunicato stampa  relativo alla mobilitazione c’è un attacco  alle molte crepe degli ormai famosi 60, 36 e 30 CFU.

Il  Segr. Generale Fensir, Giuseppe Favilla infatti, contesta, oltre alla  mancata gratuità dei percorsi abilitanti:

–       gli eccessivi oneri insostenibili per i corsisti a fronte di un percorso di studio e lavorativo che dovrebbe garantire la gratuità dell’accesso alla professione docente;

–       percorsi tortuosi e non finalizzati all’assunzione diretta del personale con 36 mesi di servizio, ma il prolungamento dello stato di precarietà;

–       disparità dei percorsi abilitanti tra i docenti a fronte di professionalità acquisite;

–       per il personale docente a tempo indeterminato in possesso di titoli idonei ingabbiati in gradi di scuola per cui i percorsi diventano onerosi a fronte di un bando di concorso riservato mai espletato nonostante la partecipazione del personale interessato.

Per approfondire questi temi, sono state pianificate assemblee in remoto a cui i docenti potranno collegarsi tramite il link:  https://www.youtube.com/live/EHUAdf-3oHc?si=X7TVWAraan6rYQrE

 

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