CGIL. Maurizio Landini

Tra il 2001 e il 2009, alla sede Inca-Cgil di Zurigo, si è svolta una truffa di proporzioni gigantesche ai danni di 480 pensionati italiani. Antonio Giacchetta, responsabile della sede Inca-Cgil della città elvetica, ha gestito le prestazioni previdenziali di questi italiani, ammontando a quasi 35 milioni di franchi svizzeri. Gran parte di questi soldi sono finiti sui conti privati di Giacchetta.

Scoperta la truffa, Giacchetta è stato arrestato e condannato in primo e secondo grado alla pena definitiva di sette anni e tre mesi.

Concluso il processo penale, i pensionati truffati, tutti iscritti alla Cgil, aspettavano di essere risarciti dal sindacato. Tuttavia, sia Camusso che Landini, figure di spicco del sindacato, hanno disconosciuto il legame con l’attività all’estero svolta dai patronati Inca.

Uno dei truffati, Cosimo Covello, ha promosso contro la Cgil la richiesta di risarcimento. In primo grado, Covello ha ottenuto un verdetto favorevole: con la sentenza n.11301/2020, il magistrato Alfredo Matteo Sacco ha condannato l’Inca-Cgil al pagamento di un risarcimento pari a 348.797,88 euro, escludendo eventuali responsabilità da parte del ministero del Lavoro.

Nonostante il verdetto, la Cgil ha fatto ricorso in Appello. La tesi sostenuta è che il patronato Inca di Zurigo avrebbe operato come associazione autonoma non collegata all’Inca italiana. Pertanto, secondo i legali Cgil, dovrebbe essere il giudice elvetico a decidere contro quell’associazione, che nel frattempo è fallita.

Ora in Italia il giudizio pende in secondo grado e la prossima udienza è fissata ad aprile 2024. Nel frattempo, il pagamento del risarcimento è sospeso. Con almeno altre venti vittime, a Zurigo, in attesa del verdetto, già pronte a fare causa. Con il rischio, per il sindacato di Corso d’ Italia, di dover pagare un conto parecchio salato: quasi 2,5 milioni di euro.

Questo caso ha sollevato molte questioni riguardo alla responsabilità dei sindacati nei confronti dei loro iscritti, soprattutto quando si tratta di attività svolte all’estero. Nonostante la condanna di Giacchetta e la sentenza favorevole a Covello, la questione del risarcimento rimane aperta e sarà oggetto di ulteriori discussioni nei prossimi anni.

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