La piazza ha sempre rsagione, anche questa volta ha fatto sentire la propria voce: forte e libera. Non era scontato dopo le minacce di Salvini, sostenuto da tutto il governo compresa la premier.

Nemmeno la precettazione è servita a fermare la protesta.

I sindacati, con a capo Cgil e Uil, ma anche tanti altri, da Usb ad altri sindacati di base e autonomi, sono riusciti a portare in piazza migliaia e migliaia di lavoratori, studenti, pensionati, facendo registrare in diverse città un’adesione significativa.

Questo è il primo aspetto rilevante di questo venerdì 17 novembre: c’è un pezzo importante di questo Paese che non si lascia intimidire e che, soprattutto, non si lascia imbambolare da una destra che non solo non rispetta le mirabolanti promesse della campagna elettorale, ma cerca di dividere gli italiani colpendo i beni comuni (la scuola e la sanità innanzitutto).

Non servirà a nulla ridimensionare questa prova dei sindacati, come sta tentando di fare il solito ministro in cerca di visibilità parlando di “esigua minoranza”. Non servirà ugualmente a nulla derubricarla a protesta politica preconcetta come tenta di fare la premier parlando di uno sciopero deciso a prescindere dai contenuti della legge di bilancio. Sono giochetti che non oscurano il dato di fondo: esiste un’opposizione sociale a questo governo che è portatrice di un’altra idea di sviluppo, ha un’altra scala di priorità il cui primo gradino è la centralità del lavoro.

L’area della povertà si sta allargando, una fetta sempre più significativa di italiani lotta ogni mese per sopravvivvere.

L’altro aspetto rilevante, che la giornata dello sciopero generale ha confermato, è che il momento magico del governo di Giorgia Meloni è finito, il malessere serpeggia nel Paese e non è solo “roba di sinistra”, come amano pensare dalle parti di Palazzo Chigi, ma tocca anche strati sociali che la destra l’hanno votata.

Piazza del popolo porta aria nuova nel mondo che non vuole che avvenga una pericolosa regressione nel paese e che sostiene incondizionatamente la scuola pubblia e la sanità pubblica.

Ora occorre forza e coraggio, la lotta è solo all’inizio, fondamentale sarà l’unità sindacale, bisognerà allargare la mobilitazione a tutti, coinvolgendo anche la Cisl che finora ha preferito come sempre nella sua stori la strada della moderazione.

Ma gli indizi di una rinascita credo ci possano essere tutti.

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