Tante critiche, polemiche ma anche speranze e azioni di tanti lavoratori schiacciati da inflazione, crisi e nuove sfide.

Lo sciopero generale di ieri 17 novembre 2023, organizzato dai sindacati Cgil e Uil ha interessato diversi settori, tra cui i trasporti, l’istruzione e i servizi pubblici, suscitando un ampio dibattito e ha portato alla luce diverse problematiche.

L’azione sindacale è stata motivata da una serie di critiche rivolte alla manovra del governo, con particolare riferimento alle politiche economiche e sociali. Tuttavia, l’evento ha ricevuto una risposta contrastante. Da un lato, i sindacati hanno sottolineato l’alta partecipazione e l’adesione alla protesta, dall’altro, il governo e alcuni media hanno definito lo sciopero un “flop” a causa della bassa affluenza.

Inoltre, l’evento ha sollevato questioni relative al diritto di sciopero, con il Garante degli scioperi che ha chiesto a Cgil e Uil di ridurre la durata dello sciopero, sostenendo che non si trattava di un vero e proprio sciopero generale. Questa richiesta è stata respinta dai sindacati, che hanno confermato la loro intenzione di non rispettare i divieti del governo.

Fondamentale ricordare che Cgil e Uil scenderanno ancora in piazza a Napoli l’1 dicembre, continuando così la loro mobilitazione.

In questa intervista a Roberta Vannini Segretario Regionale UIL Scuola Rua Campania, cercheremo di approfondire questi temi, esplorando le ragioni dietro lo sciopero, le sue conseguenze e le prospettive future.

D: Segretario, partiamo subito con il comprendere con lei quali sono e quali sono stati le ragioni principale che hanno spinto molti lavoratori a partecipare allo sciopero del 17 novembre organizzato proprio da UIL e CGIL?

R: le motivazioni sono svariate e sotto gli occhi di tutti. La manovra economica così com’è stata presentata non va. Una legge finanziaria di 24 miliardi, di cui 16 a debito, non da’ risposte alle esigenze delle persone e alle famiglie che con l’inflazione hanno visto perdere potere d’acquisto degli stipendi. Con le nostre innumerevoli iniziative di mobilitazione (la Campania sarà ancora in piazza il prossimo 1 dicembre) chiediamo al Governo di modificare la Legge di Bilancio attraverso provvedimenti che riducano le disuguaglianze e rilancino la crescita, a partire da quelli in materia di lavoro (salari, contratti, precarietà) e di politiche industriali, sicurezza sul lavoro, fisco, previdenza e rivalutazione dell’istruzione e della sanità. Poi c’è il grande problema delle pensioni che smaschera le reali intenzioni di questo governo: mentre da anni promette di cancellare la legge Fornero di fatto la peggiora.
Per quanto ci riguarda, come Uil Scuola, non possiamo non chiedere anche la riapertura della parte normativa del CCNL di categoria non firmato per le ragioni che abbiamo ampiamente ricordato: non si può firmare un contratto che peggiora il precedente. Quindi la protesta è stata finalizzata a rivendicare le risorse necessarie per rinnovare un giusto contratto sia sul versante normativo che economico. Questo è un settore dimenticato dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni ed è in forte sofferenza.

D: giornali e governo hanno parlato di flop, come rispondete alle critiche sulla bassa affluenza allo sciopero?

R: Il problema è che a questo governo non piace che qualcuno contesti il suo operato. In assenza di una opposizione politica forte, il fatto di essersi trovati a dover gestire una forte contestazione sindacale sia sui posti di lavoro che in piazza li ha portati a dover spostare l’obiettivo su altri aspetti: modalità di sciopero e adesione. Io il 17 ero a Roma e ho potuto constatare di persona l’alta partecipazione alla manifestazione di Piazza del Popolo così come alta è stata quella nelle altre piazze italiane. Bisogna considerare poi che la mobilitazione è ancora in essere e si concluderà a dicembre. La cosa che infastidisce il governo e soprattutto Salvini è il fatto che il sindacato non è qualcosa di “liquido” o evanescente ma rappresenta milioni di lavoratori in carne ed ossa con i quali interloquisce tutti i giorni sui posti di lavoro. Salvini se ne dovrà fare una ragione se milioni di lavoratori pagano per farsi rappresentare dal sindacato. Questo li preoccupa.

D: Quali azioni UIL e CGIL stanno pianificando per affrontare le questioni sollevate durante lo sciopero?

R: innanzi tutto siamo ancora in piena fase di mobilitazione, poi si spera che il governo si decida a convocare i sindacati per affrontare le questioni più spinose per trovare soluzioni condivise. Il sindacato utilizza gli strumenti che la Costituzione gli mette a disposizione. La cosa più importante è il confronto continuo con i lavoratori per poter discutere e riportare le istanze al dialogo col governo. In un Paese ideale i problemi dovrebbero essere risolti a quel livello ma, quando da parte governativa, c’è totale chiusura non resta che far parlare i lavoratori attraverso gli strumenti delle manifestazioni e degli scioperi.

D: il 1º Dicembre vedrà la Campania protagonista di un’altra manifestazione sempre organizzata da Cgil ed appunto UIL, quali sono le vostre aspettative?

R: Si. Come dicevo questa manifestazione, come altre, si colloca all’interno del percorso avviato il 17 scorso. Come Uil siamo sicuri che la Campania e la nostra categoria come sempre sapranno dare un forte contributo per far emergere le criticità delle politiche economiche che questa maggioranza si appresta a mettere in campo.

D: nodo cruciale la riapertura del CCNL 2019/21 pensate che anche questa è azioni possano spingere il tavolo ad un ripensamento?

R: Noi della Uil Scuola vogliamo un contratto che migliori le condizioni di lavoro del personale, come accadde con quello firmato a febbraio del 2018, e che metta le giuste risorse nelle tasche di chi la scuola la fa funzionare tutti i giorni, restituendo dignità all’intera categoria.
Per raggiungere questo obiettivo si potrebbe riaprire il CCNL 2019/21 o avviare il percorso per un nuovo contratto, visto che il precedente è nato già scaduto, non fa differenza, la cosa importante sono i contenuti e le decisioni che si vanno ad assumere.

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