Per la nuova edizione 2023/24  Eduscopio, l’osservatorio  della Fondazione Agnelli, ha diffuso una relazione  sugli esiti occupazionali dei diplomati degli istituti tecnici e professionali statali e paritari che hanno concluso il percorso scolastico tra il 2017 e il 2020. In totale 621.566 ragazzi.

Questo, mentre alle Camere si sta esaminando il DDL sulla riforma proprio di questo tipo di istituti. Ricordiamo infatti, che si propone una rimodulazione dei percorsi tecnici da cinque a quattro anni, attraverso seguita da due anni di specializzazione presso gli Istituti Tecnici Superiori (ITS).

Attraverso una breve analisi dei dati, Eduscopio evidenzia che,  a due anni dal diploma, tra coloro che risultano attivi professionalmente, poco più di un diplomato su tre (34.8%) svolge un lavoro coerente col titolo di studi conseguito. La metà di dei diplomati (48.2%) deve invece accontentarsi di un lavoro qualsiasi, mentre il 17% svolge un’attività cui avrebbe potuto accedere anche con un altro tipo di percorso formativo. Per quanto concerne la stabilità lavorativa (tipo di contratto), osserviamo che circa la metà dei diplomati che lavorano  ha già raggiunto una posizione lavorativa stabile. In particolare, il 12.9% ha un contratto a tempo indeterminato e circa il 43% è inserita in un percorso di 12 apprendistato che per i più giovani rappresenta il primo step di un rapporto di lavoro permanente.

Dato che, naturalmente, deve essere interpretato anche su base territoriale.

Gli indici di occupabilità, come è facile intuire,  vanno infatti dal 64% del Veneto al 27% della Sicilia.

Non basta: in Veneto il primo contratto significativo arriva quando sono trascorsi poco più di cinque mesi dal conseguimento del diploma mentre in Calabria e Sardegna invece, per quelli che lavorano, di mesi ne occorrono circa 9.

La riforma degli istituti tecnici e professionali, una volta diventata legge, saprà colmare questi gap? La sinergia tra scuola, territorio ed impresa deve ora trovare una “quadra” perché il disegno di legge possa trovare un reale riscontro sull’occupazione giovanile.

Per ora, l’iter di esame del DDL prosegue al Senato, pronto ad essere inserito nella manovra economica.

 

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