Femminicidio e progetto Valditara

Femminicidio e progetto Valditara. Il quotidiano La Verità conferma l’inutilità dell’iniziativa. Il problema è sociale e culturale.

Femminicidio e progetto Valditara

Femminicidio e progetto Valditara. L’ultimo caso della morte violenta di Giulia Cecchettin ha costretto il Ministro ad accellerare la presentazione del progetto “Educare alle relazioni” (30 ore). A detta del Ministro l’idea non è stata partorita in qualche segreta stanza di Viale Trastevere. E’ il prodotto di una larga consultazione- lampo (?) tra le  “associazioni dei genitori, degli studenti, dei docenti, dei sindacati, dell’ordine degli psicologi e di diversi esperti fra cui anche giuristi e pedagogisti. Il documento è stato letto, condiviso e sottoscritto da me. È questo il documento che domani presenteremo ed è questo documento che va giudicato” Purtroppo la dichiarazione non fornisce i nominativi delle associazioni coinvolte.
Ovviamente grande è la curiosità sulla presentazione che avverrà domani. L’interesse tradisce la speranza che la scuola possa risolvere il problema. In caso di fallimento, l’istituzione sarà additata dell’ennesimo fallimento?

“La Verità” anticipa uno scenario?

Purtroppo l’ipotesi di un buco nell’acqua è molto concreta. Questa mattina il quotidiano La Verita (22.11.2023) ha proposto un interessante articolo di A. Rico dove si certifica (Fonte Openonlis 2018, Viminale…) che la Svezia, la Germania, la Francia, il Regno Unito, pur avendo istituzionalizzato l’educazione sessuale da diversi anni (1955-2020), registrano il tasso di femminicidi  più alto rispetto al nostro Paese. Si va dall’0,87 della Germania all’0,66% della Svezia. Questa triste classifica vede ai primi posti la Lettonia (4,12%), la Lettonia (3,57%9 e gli Stati Uniti (2,9 – anno 2020) della  La percentuale italiana è molto bassa (0,30%), però non deve distogliere  che dietro la fredda statistica esistono drammi umani.
Sicuramente il Ministro conosce questi dati. Eppure, ha deciso di procedere. L’altro giorno scrivevo che la scuola è spesso intesa come un salvagente, un ospedale dove curare ogni sorta di disagio.
Questo mal di vivere è il risultato  dell’illimitatezza, del diritto senza regole. Ovviamente la scelta di voltare le spalle alla saggezza greca che aveva fatto della misura (Pitagora) e del limite il proprio paradigma, non favorisce la gestione delle frustrazioni, del fallimento, dei “No” che irrompono nell’esistenza ovattata di alcuni soggetti. Questo è lo sfondo nel quale tutti viviamo. Non si può chiedere alla scuola di risolvere il problema che senza nulla togliere alla responsabilità individuale, è anche culturale e sociale.

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