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La povertà in Italia è un fenomeno strutturale e non più residuale come in passato, con oltre 5,6 milioni di poveri assoluti, pari al 9,7% della popolazione. Questi sono i dati allarmanti presentati nel Rapporto 2023 su povertà ed esclusione sociale di Caritas Italiana, intitolato “Tutto da perdere“.

Il numero di poveri assoluti è aumentato nell’ultimo anno da 5 milioni 316mila a 5 milioni 673mila, con un’incidenza passata dal 9,1% al 9,7%. Le famiglie in povertà assoluta sono 2 milioni 187mila, in aumento rispetto ai 2 milioni 22mila del 2021, con una concentrazione maggiore nel Mezzogiorno.

Il rapporto evidenzia anche le disuguaglianze tra cittadini italiani e stranieri residenti. La povertà assoluta è inferiore alla media per le famiglie di soli italiani (6,4%), mentre è molto elevata tra i nuclei con soli componenti stranieri (33,2%). Tra gli stranieri con figli minori, il dato sale al 36,1% (a fronte del 7,8% delle famiglie di soli italiani). Gli stranieri, pur rappresentando solo l’8,7% della popolazione residente, costituiscono il 30% dei poveri assoluti.

Il rapporto ha analizzato anche l’effetto della “povertà energetica“, ossia l’impossibilità di garantire un livello minimo di consumo energetico, che colpisce il 9,9% della popolazione, con una tendenza all’aumento negli ultimi 10 anni.

Un altro focus è dedicato ai “working poor“, ovvero a quelle situazioni di povertà in cui non manca il lavoro, ma il reddito non è sufficiente a una vita dignitosa. Su questo è stata realizzata un’indagine nazionale, di taglio sperimentale e qualitativo, la prima di tipo partecipativo mai realizzata da Caritas Italiana.

Il Rapporto dedica una riflessione anche alla riforma del Reddito di Cittadinanza e al passaggio verso le nuove misure di Supporto alla formazione e al lavoro (SFL) e Assegno di inclusione (Adi). L’abbandono del principio di universalismo selettivo e l’introduzione di nuovi requisiti lascia scoperte alcune specifiche tipologie di poveri (per esempio le persone senza dimora).

«La presenza di oltre 2,1 milioni di famiglie povere è una sconfitta non solo per chi ne è direttamente coinvolto, ma anche per l’intera società – afferma don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana –, perché così essa si trova a dover fare i conti con la perdita di capitale umano, sociale, relazionale che produce gravi e visibili impatti anche sul piano dei diritti».

 

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