Educazione emotiva a scuola

Educazione emotiva a scuola. Il Ministro Valditara ci crede e coinvolge le scuole. E’ supportato da diversi improccisati esperti. Nessuno però coinvolge gli insegnanti

Educazione emotiva a scuola. La convinzione del Ministro

Educazione emotiva a scuola. Il Ministro è convinto che la scuola possa svolgere un ruolo importante. Il progetto è stato presentato due giorni fa. La sua configurazione è nota: lo sviluppo temporale è definito in trenta ore. Ogni istituto nominerà un referente. Un ruolo importante sarà riversato ai gruppi di discussione finalizzati a far prendere  “coscienza agli studenti dei propri atteggiamenti e delle proprie rappresentazioni relativamente ad un determinato argomento nonché della possibilità di modificarli grazie all’interazione con altri . Gli studenti verranno edotti delle conseguenze penali di atti impropri». I gruppi di discussione saranno coordinati da un altro docente.
Ieri ho presentato i punti critici.

Largo agli opinionisti!

In questo contributo si intende evidenziare il  solito canovaccio rappresentato dai tanti opinionisti improvvisati, che esprimono le loro considerazioni, ampliate dai massmedia. Ne consegue che  il contenuto  diventa immediatamante autorevole, riuscendo a condizionare l’opinione pubblica. Nel nostro caso è la convimzione che la scuola possa fare molto per arginare il femminicidio. Il riferimento è a  P. Cortelesi, alla docente universitaria  M. Luisa Iavarone (“Il Riformista”) e al  Presidente del Senato Ignazio la Russa. Medesima situazione sul fronte opposto: il giornalista P. Guzzanti, P. Crepet psicoterapeuta…
Come di evince sono tutte persone esterne alla scuola che senza conoscere le dinamiche interne a una classe dicono la loro. Qualcuno ( Crepet…) ha  esperienza  di ragazzi. Comunque è percepito come un soggetto estraneo alla quotidianità della scuola. La passerella registra l’assenza degli insegnanti che quotidianamente registrano, gestiscono e in qualche caso assorbiscono il mondo dei ragazzi. Quest’assenza non è nuova. Si registra in altre riflessioni come quelle relative al contrasto al cyberbullismo. Probabilmente si ritiene che i docenti siano incapaci di elaborazione teorica o comunque di una valutazione concreta. Eppure chi meglio di loro impegnati sul campo può esprimere un parere fondato, una valutazione professionale sulla funzione educativa della famiglia. Sicuramente il livello di riflessione risulterà superiore alle opinioni di molti improvvisati esperti che dicono la loro per sentito dire o rifacendosi a un mondo scolastico di quaranta anni fa?

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