Intervengono sul tema voti numerici e valutazione descrittiva il prof. Roberto Trichero (ordinario di Pedagogia Sperimentale e  Docimologia presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino) ed il prof. Cristiano Corsini (ordinario di Pedagogia sperimentale Università Roma Tre).

Da tempo si dibatte sul tema della valutazione degli alunni, evidenziando differenze e vantaggi/svantaggi tra voto e valutazione descrittiva. Il voto generalmente rappresenta un punteggio numerico assegnato a un lavoro o a un esame, mentre la valutazione descrittiva fornisce una descrizione dettagliata delle abilità, dei punti di forza e delle aree di miglioramento di un individuo senza utilizzare un punteggio numerico. Mentre il voto è spesso quantitativo, la valutazione descrittiva è più qualitativa e informativa. La preferenza tra valutazione descrittiva e voto dipende dagli obiettivi educativi e dal contesto. La valutazione descrittiva è spesso considerata migliore perché fornisce una visione più completa delle abilità e del progresso di uno studente. Questo approccio consente di identificare specifiche aree di forza e di debolezza, offrendo feedback più dettagliato e personalizzato rispetto a un semplice punteggio numerico. Tuttavia, ci sono situazioni in cui il voto numerico può essere utile per semplificare la valutazione e facilitare il confronto tra diversi studenti. Entrambi gli approcci hanno vantaggi e svantaggi, e la scelta dipende dall’obiettivo educativo, dalla materia e dal livello di dettaglio desiderato nella valutazione.

La valutazione descrittiva può presentare alcune sfide per i professori. Alcune di esse includono:

  1. Tempo e sforzo: Scrivere valutazioni dettagliate richiede più tempo rispetto alla semplice assegnazione di un voto numerico. I docenti possono trovare difficile bilanciare il carico di lavoro associato alla valutazione descrittiva, specialmente se insegnano a un gran numero di studenti.
  2. Standardizzazione: Mantenere una standardizzazione nella valutazione descrittiva può essere complicato, poiché il linguaggio utilizzato può variare tra i docenti. Ciò potrebbe portare a percezioni diverse degli studenti rispetto alle valutazioni.
  3. Obiettività: Rispettare l’obiettività nelle valutazioni descrittive può essere una sfida. I docenti devono cercare di essere equi e imparziali, evitando pregiudizi o giudizi personali.
  4. Comunicazione efficace: Esprimere in modo chiaro e costruttivo i punti di forza e le aree di miglioramento degli studenti richiede competenze comunicative avanzate. I docenti devono essere in grado di fornire feedback utile senza demotivare gli studenti.
  5. Adattamento al contesto: La valutazione descrittiva può richiedere un adattamento alle specifiche esigenze del contesto educativo e dei programmi di studio. Questa personalizzazione può essere impegnativa per i docenti.

In sintesi, sebbene la valutazione descrittiva offra vantaggi in termini di feedback più approfondito, alcuni docenti obiettano che  devono affrontare sfide legate al tempo, alla standardizzazione, all’obiettività, alla comunicazione e all’adattamento al contesto. Ma c’è davvero inconciliabilità tra voto numerico e valutazione descrittiva?

Dal suo profilo FB interviene il Prof. Roberto Trinchero, ordinario di Pedagogia Sperimentale e  Docimologia presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, collaboratore al progetto della classe senza voti nel Liceo Copernico-Luxemburg di Torino, che ha raccolto diversi spunti di presunta criticità in merito alla valutazione descrittiva, fornendo un’attenta analisi di cui si riporta uno stralcio.

Il testo completo è consultabile sul profilo FB del prof. Trichero: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02L8HxEWks73YLcTZ9YGXqRpmqjTGRjbg5iA6u9QHtpyBpp2HjtrfB459Wn6ikJzrJl&id=731737747&sfnsn=scwspmo

“Valutazione descrittiva e voti numerici non sono alternative inconciliabili, semplicemente svolgono funzioni diverse: la valutazione descrittiva è utile in itinere per aiutare l’allievo a capire i punti di forza e i punti di debolezza della sua preparazione e i modi per migliorare. Essa rappresenta uno strumento irrinunciabile per una valutazione che possa dirsi realmente “formativa”. I voti (ma anche i livelli, nel caso delle certificazioni delle competenze) sono utili per far un bilancio finale di quanto acquisito, quindi sono strumenti adeguati per una valutazione “sommativa”. Ciò che è poco sensato è utilizzare uno strumento adeguato per la valutazione sommativa (i voti numerici) pensando che abbia una funzione ‘formativa’. Il passaggio a una valutazione descrittiva in itinere centrata su obiettivi di apprendimento in cui siano chiari i contenuti da apprendere e processi di pensiero da applicare su di essi intende rafforzare sia la conoscenza dei contenuti sia l’esercizio di processi di pensiero che portino a comprensioni approfondite, capacità di applicazione e trasferibilità dei saperi in vari contesti”.

Su Domani del 13/11 è intervenuto sul tema reintroduzione dei voti in primaria anche Prof. Cristiano Corsini – Professore ordinario di Pedagogia sperimentale Università Roma Tre, autore del recente “La Valutazione che Educa. Liberare insegnamento e apprendimento dalla tirannia del voto.” (ed Franco Angeli, 2023). https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/perche-tornare-al-voto-numerico-alla-primaria-sarebbe-una-decisione-sbagliata-whglhttt?fbclid=IwAR2Vh8mj0TXx7anqeBiI1HL-3f48njJhcvPQjytt0rkHDFj2qde69drVSEA

“La valutazione descrittiva richiede, a differenza di quella basata sul voto, competenze metodologiche non banali da parte dell’insegnante: l’essenziale è ricordare che la valutazione col voto ha una funzione sommativa, non formativa, per questo ha senso sulla scheda e non in itinere: questa consapevolezza fa parte delle competenze che troppi docenti non hanno, e questo li porta a usare il voto in itinere al posto della valutazione descrittiva. E’ utile ragionare sulla pretesa superiorità del voto numerico. Si tratta di un’opinione molto popolare e diffusa che però non corrisponde alla realtà. In base a quanto abbiamo appreso nel corso degli ultimi cinquant’anni attraverso studi empirici condotti sulle concrete prassi didattiche possiamo infatti affermare che la valutazione descrittiva tende a essere molto più informativa (per alunni e famiglie) ed efficace (orienta l’apprendimento) di quella basata sul voto, che invece si rivela generalmente inaffidabile (in assenza di criteri descrittivi, docenti diversi forniscono voti diversi alla stessa attività), per nulla chiara (un 6 indica semplicemente che s’è preso più di 5 e meno di 7) e dunque poco utile se l’obiettivo è quello di migliorare gli apprendimenti e non quello di classificare alunne e alunni.

La situazione nelle classi ad oggi è eterogenea e necessiterebbe di investimenti su monitoraggio e formazione in servizio. L’ipotizzato passo indietro sarebbe uno schiaffo per docenti e dirigenti che in tre anni hanno sviluppato la propria professionalità condividendo con la comunità educativa un percorso di crescita. Una valutazione realmente educativa richiede buone competenze metodologiche ed è agevolata da tempi distesi che però sono più difficili da ricavare in aule affollate. Il nostro è un paese che non verifica l’efficacia delle scelte effettuate sull’istruzione e non investe adeguatamente sulla formazione in servizio né sull’organico delle scuole”.

Una mia personale riflessione da genitore: quante volte mio figlio ha preso un voto molto alto avendo studiato tutto a memoria senza capire a fondo il significato di quanto stava apprendendo? E che ci faccio con quel 9 o 10? Nulla, perché dopo una settimana avrà dimenticato tutto. Quante volte lo ho invece elogiato per un voto anche più basso, ma in cui sono stata certa di un reale apprendimento?  Se al posto del voto ci fosse stata una valutazione descrittiva con inclusa una nota sul processo di apprendimento sarei stata certa dei risultati raggiunti da mio figlio, in modo da avere sempre un allineamento sugli obiettivi formativi tra scuola e famiglia.

Il voto in sè a me non dice proprio nulla. E’ solo forse la strada più facile.

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