Si è svolto oggi alle 11.00 nella Basilica di Santa Giustina a Padova il sentito funerale di Giulia Cecchettin: una città intera in lutto, tra dentro e fuori la navata, con oltre 10000 persone presenti alla funzione.
Una scelta non casuale quella della Basilica medievale di Prato della Valle perché Santa Giustina, vergine e martire “onesta, giusta”, ha così vegliato la preghiera di una città raccolta attorno ad una ragazza vittima innocente, come la santa, della barbarie umana.

Il padre di Giulia, nel salutare la figlia, parla della centralità dell’educazione: “Il femminicidio è spesso il risultato di una cultura che svaluta la vita delle donne, vittime di coloro che avrebbero dovuto amarle: invece sono state vessate, costrette a lunghi periodi di abusi, fino a perdere la loro libertà, prima di perdere anche la vita. Come può accadere tutto questo, come può essere successo a Giulia?” afferma Gino Cecchettin, durante il suo intervento.  “Ci sono tante responsabilità, ma quella educativa coinvolge tutti. Mi rivolgo per primi agli uomini: per primi dobbiamo dimostrare di essere agenti di cambiamento, contro la violenza di genere”. 

Lo scrosciante applauso che ha accolto le sue parole ha fatto tanto rumore, tanto quanto i campanelli che hanno accompagnato l’uscita del feretro dalla chiesa, tanto quanto quello che, trasversalmente, studenti e personaggi pubblici hanno invocato il 25 novembre nella Giornata internazionale per l‘eliminazione della violenza sulle donne.
In ricordo di Giulia rimarrà un solo silenzio, quello del posto 94 (E0) della Biblioteca Beato Pellegrino dell’Università di Padova: un posto vuoto, per sempre, in ricordo di una studentessa sensibile e delicata, strappata troppo presto alla vita solo perché è stata “troppo buona” per recidere completamente i contatti con la persona sbagliata.

 

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