Nel quadro del tavolo regionale sul dimensionamento scolastico in Sicilia, sono emersi scenari preoccupanti per il prossimo anno accademico 2024/2025. Il confronto, svoltosi presso l’assessorato all’istruzione con la presenza dell’assessore On. Girolamo Turano, ha delineato la dolorosa realtà di quasi cento scuole in meno, una mossa che solleva forti critiche dall’ANIEF.

 

La riduzione delle istituzioni scolastiche deriva dall’applicazione della Legge di Bilancio per il 2023 (L. 197 del 2022) e dal Decreto interministeriale n. 127 del 30 giugno 2023, che ha stabilito il contingente organico dei Dirigenti scolastici e dei Direttori dei servizi generali ed amministrativi per la Sicilia in 710 unità. Questo significa inevitabilmente la perdita di autonomia per circa 100 istituti, in quanto la legge non consente più le reggenze.

Giovanni Portuesi, Presidente regionale dell’ANIEF, ha denunciato il paradossale legame tra la cosiddetta “razionalizzazione” del sistema scolastico e la riduzione dei fondi. “Si scrive razionalizzazione del sistema scolastico e si legge razionalizzazione della spesa, ovvero tagli su tagli”, ha dichiarato con forza. Portuesi ha evidenziato la mancanza di investimenti nuovi nel settore dell’istruzione, accusando il Governo di sottrarre risorse alle scuole anziché valorizzare il personale.

Il collegamento dell’autonomia delle scuole alla popolazione scolastica residente è stato definito “una vera follia” dal presidente regionale, considerando il declino demografico e il riprendere dell’emigrazione dalla Sicilia. “Ancora una volta, a pagare il maggior costo sono le regioni del Sud che invece meriterebbero più investimenti di risorse”, ha aggiunto.

La perdita dell’autonomia scolastica, come indicato dai dati forniti dall’assessorato regionale, colpirà diverse province siciliane, con una rilevante ripercussione sui posti di lavoro dei docenti, del personale ATA e dei dirigenti scolastici. ANIEF ha sollevato un’accorata richiesta al Governo di fare un passo indietro e riconsiderare questi tagli che minacciano non solo il sistema educativo ma anche l’occupazione in tutta la regione.

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