Lo stato dell’arte sulla vicenda LES/Liceo Made in Italy partendo dalla recente relazione della Commissione X Affari produttivi che gestisce il ddl 1341 i punti chiave sulle carattedre del LES e i motivi per cui vada salvaguardato nel comunicato pervenuto in redazione: 

 

“La relazione della X Commissione affari produttivi relativamente all’art. 13 del ddl 1341, che al comma 4 prevedeva ope legis la confluenza delle classi prime del LES nell’opzione Made in Italy nell’a.s. 2024/25, demanda ora alla programmazione regionale dell’offerta formativa la “possibilità” di attivare nell’a.s. 2024/25 i percorsi liceali del MiI a partire dalle classi prime e, se questo avviene, il LES confluisce nel MiI (ferma restando la prosecuzioni per le classi dalla seconda alla quinta fino ad esaurimento). E’ garantito il limite del contingente organico dei Dirigenti e dei DSGA e che non ci siano esuberi di personale ATA e docente in una o più classi di concorso. Come questo possa avvenire con un piano di studi dove scompare l’insegnamento di Scienze Umane e verosimilmente la scomparsa di diritto-economia dal triennio. Se si pensa di ridurre gli eventuali costi in termini di tempo e denaro relativi all’istituzione di un nuovo indirizzo di studi sostituendo il Liceo Made in Italy al LES, ci chiediamo come si possa pensare che il ricollocamento di almeno 930 cattedre (600 di Scienze Umane e 330 di Diritto ed economia politica) possa essere a costo zero.

Con il comma 5, si prevede una transitorietà della norma in attesa che venga approvato
ed adottato il regolamento di cui al comma 2. In questo comma, si scarica sulle singole
scuole che hanno già il LES (previo accordo tra l’USR e la Regione), la decisione di
costituire classi prime del MiI se ci sono le risorse umane, finanziarie e strumentali,
senza esuberi di personale, senza nuovi oneri per lo Stato …. “.
Perché promuovere il LES e salvaguardarlo?
La nascita, tredici anni fa, del Liceo Economico-sociale (per brevità LES) aveva riempito un vuoto nella scuola italiana proponendo un percorso liceale centrato sulle discipline economiche, sociali e giuridiche (attualmente, il LES è l’unico Liceo che prevede lo studio liceale quinquennale delle scienze giuridiche ed economiche, intrecciate alle scienze umane), da tempo presente, invece, negli altri sistemi scolastici europei, e attento alla comprensione delle rapide trasformazioni economiche, sociali e culturali del mondo contemporaneo. L’attuale contesto globale ha accentuato tali caratteristiche e, quindi, tanto più il LES si riconferma indispensabile all’interno delle varie articolazioni dei percorsi di studio presenti nel nostro Paese.
Il successo del LES è testimoniato dalla sua rapida e progressiva crescita che negli ultimi anni ha costantemente aumentato la propria quota percentuale di iscritti, in particolare nelle Regioni del Nord, passando dal 2,5% del 2019/20 al 3,9% del prossimo 2023/24, toccando il 5,3% in alcune realtà, per un totale attuale di quasi 500 scuole che coinvolgono migliaia di studenti e le rispettive famiglie, che si troveranno probabilmente disorientati davanti a questa improvvisa e inaspettata decisione. Infatti, il LES, a livello nazionale, nell’arco dell’ultimo decennio, ha incrementato di quasi il 100% il numero di iscritti, con un picco del 64% negli anni della pandemia (a.s. 2019/20 – a.s. 2022/24) (dati MIM).
Ne è testimonianza il fatto che in alcune Regioni i Comitati dei genitori degli studenti del Liceo Economico-sociale, preoccupati, si stanno già mobilitando per far sentire la propria voce in sostegno a questo indirizzo di studi.
Sulla base della nostra più che decennale esperienza didattica in questo indirizzo abbiamo maturato l’idea che l’Italia abbia assoluto bisogno che i suoi studenti approfondiscano discipline come l’economia politica, la psicologia sociale, la sociologia e l’antropologia culturale, la metodologia della ricerca sociale, la statistica, le lingue straniere e le scienze giuridiche ed economiche, discipline  in grado di mettere i giovani nelle condizioni di leggere, interpretare e affrontare consapevolmente i processi sempre più complessi di trasformazione sociale, politica, economica e ambientale che coinvolgono le nostre complesse società globalizzate. Queste discipline scomparirebbero, del tutto o in buona parte, nel nuovo Liceo del Made in Italy, pensato per raggiungere obiettivi differenti da quelli del Les.
Privare le future generazioni di tali strumenti culturali e scientifici equivale anche a privare il nostro Paese delle conoscenze e delle competenze necessarie per poter gestire e guidare i processi globali senza farsene travolgere, magari a vantaggio di altre Nazioni o realtà meglio attrezzate da questo punto di vista.
Per questa ragione non comprendiamo il senso strategico di questa scelta”.

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