Stagione invernale & contagi: un binomio ben noto. Possiamo affrontarlo con l’IAQ

Torna la stagione invernale ed aumentano i casi di patologie respiratorie: dai comuni raffreddori all’ influenza, ma anche al Covid. Ce lo aspettavamo, perchè si sa che più si abbassano le temperature più si tende a stare in luoghi chiusi ed è proprio al chiuso che il contagio avviene con maggiore probabilità. La maggior parte di questi virus infatti è a trasmissione aerea: significa che al chiuso le particelle emesse semplicemente con l’atto della respirazione da un soggetto infetto permangono nell’aria per diverso tempo e possono essere quindi inalate da altro soggetto. E più l’ambiente è affollato e più è scarsamente ventilato più aumentano le probabilità di contagio.

Le scuole non sono esenti da questi principi fisici, docenti e genitori sanno bene che basta un alunno malato in aula che poi tutti (o quasi) gli altri svilupperanno la stessa sintomatologia nel giro di qualche giorno. Eppure, nonostante sia così evidente la modalità di trasmissione aerea, si parla di evitare baci e abbracci – a che serve se poi respiriamo aria infetta? – ma non si parla, o se ne parla troppo poco, dell’unica misura in grado di mitigare il rischio contagio: l’Indoor Air Quality.

Il prof. Giorgio Buonanno [ordinario di Fisica Tecnica Ambientale presso l’Università di Cassino e professore aggiunto presso la Queensland University of Technology di Brisbane, Australia, uno dei 43 scienziati (l’unico dall’Italia) chiamato ad affiancare l’OMS nel lavoro in corso per la ridefinizione della trasmissione degli agenti patogeni respiratori] intervenendo qualche giorno fa all’interno del programma “Start” (Sky), dichiara “questi 3 anni dovrebbero aver insegnato qualcosa anche alle nostre autorità sanitarie, ormai è accertato che il Covid è un virus a trasmissione aerea. Come ci si può difendere? Negli anbienti esterni non c’è nessun rischio, il problema sono gli ambienti chiusi perchè queste particelle si accumulano laddove la ventilazione dell’ambiente è scarsa, dove manca la gestione della qualità dell’aria dell’ambiente indoor. Avremmo dovuto imparare da questa pandemia che la gestione della qualità dell’aria è fondamentale. L’OMS pubblicherà a breve due documenti (documento di revisione della modalità di trasmissione di un agente patogeno in aria in via di pubblicazione  e una webapp con possibilità di valutare il rischio di trasmissione aerea): si dovrà spostare la responsabilità del contagio al gestore dell’ambiente chiuso, non alla persona che entra, dobbiamo mettere in sicurezza gli ambienti chiusi.

E nelle scuole? L’indoor air quality (IAQ) è più che mai cruciale perché influenza la salute e il benessere degli studenti e del personale. Un’IAQ scadente può causare problemi respiratori, stanchezza, difficoltà di concentrazione e prestazioni accademiche inferiori, oltre a contribuire alla diffusione di malattie. Mantenere un’IAQ ottimale favorisce un ambiente di apprendimento sano e produttivo. Per limitare la diffusione di virus respiratori nell’ambiente indoor, è importante monitorare e gestire alcuni parametri chiave dell’indoor air quality (IAQ). Ecco alcuni dei principali:

Ventilazione: Incrementare il flusso d’aria fresca attraverso sistemi di ventilazione efficienti per diluire e disperdere eventuali particelle virali presenti nell’aria.

Filtraggio dell’Aria: Utilizzare filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air) o filtri con una capacità di trattenere particelle di dimensioni molto piccole per catturare virus e batteri presenti nell’aria.

Umidità: Mantenere livelli di umidità nell’intervallo raccomandato (tra il 30% e il 50%) per ridurre la persistenza di particelle virali nell’aria.

Controllo della Temperatura: Mantenere temperature moderate, poiché ambienti troppo freddi o troppo caldi possono influenzare la trasmissione dei virus.

Monitoraggio CO2:Tenere sotto controllo i livelli di biossido di carbonio (CO2) per valutare l’efficacia della ventilazione. Elevati livelli di CO2 possono indicare una ventilazione insufficiente.

Igienizzazione dell’Aria: Considerare l’uso di dispositivi di purificazione dell’aria che possono contribuire a rimuovere particelle virali.

L’adozione di misure integrate che considerano questi parametri contribuirà a creare ambienti più sicuri e a ridurre il rischio di diffusione di virus respiratori.

In Italia, la gestione dell’IAQ può dipendere dalle normative locali, dal livello di finanziamento disponibile per le scuole e dalla consapevolezza delle autorità educative sulla importanza dell’aria interna di qualità. Negli ultimi tempi, con l’attenzione crescente sulla sicurezza sanitaria a causa della pandemia, ci si sarebbe atteso un aumento dell’interesse e degli sforzi per migliorare l’IAQ nelle strutture educative. Tuttavia poco è stato fatto, se non a livello di poche lungimiranti Regioni, perchè purtroppo manca ancora la consapevolezza o conoscenza sulla relazione tra la qualità dell’aria indoor e la diffusione di malattie infettive. Inoltre la gestione della qualità dell’aria richiede investimenti in sistemi di ventilazione, filtri e monitoraggio, e non sono state stanziare risorse finanziarie  sufficienti per implementare tali miglioramenti in tutte le scuole, nonostante i piani PNRR. Di fatto, la mancanza di normative o regolamenti specifici ha limitato l’obbligo per le Istituzioni di implementare misure specifiche per la gestione della qualità dell’aria nelle scuole.

Nonostante queste sfide, l’importanza della gestione della qualità dell’aria indoor per la prevenzione delle malattie infettive  sta diventando sempre più evidente e ci auguriamo un cambio di rotta quanto prima, iniziando proprio dalle scuole.

 

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