Dott.ssa Lucattini, quali sono le principali evidenze scientifiche che supportano l’idea che lo stress e l’ansia possano influenzare negativamente l’efficacia delle terapie contro il cancro?

Recenti studi evidenziano un legame significativo tra lo stato emotivo del paziente e la risposta alle cure contro il cancro. Una delle motivazioni è che lo stress e l’ansia possono influire negativamente sulle capacità reattive del sistema immunitario. Inoltre, nel rispondere adeguatamente alle terapie anche per la riduzione la compliance dei pazienti al trattamento, compromettendo l’efficacia degli stessi e aumentando così i rischi di ricadute e recidive.

Al contrario, una buona gestione dello stress, dell’angoscia e della depressione possono migliorare l’andamento generale delle cure.

 

In che modo, la gestione dello stress e dell’ansia può impattare positivamente sulla risposta del sistema immunitario alle terapie oncologiche?

Il ruolo positivo della riduzione dello stress e dell’ansia con aumento nell’adesione al trattamento, evidenzia che i pazienti che ricevono supporto psicologico, sono più propensi a seguire diligentemente il percorso terapeutico prescritto.

Sono stati gli stessi immunologi che hanno, per primi, hanno messo in luce il fenomeno e sottoposto a psichiatri e psicoanalisti la questione dell’influenza dello stress sul sistema immunitario. Gli studi successivi hanno dimostrato che la gestione dello stress ha un ruolo centrale nella salute delle persone e che elevati livelli di angoscia agiscono negativamente in caso di malattia. Certamente, una risposta immunitaria non buona, poiché influenzata negativamente (per eccesso o per difetto) da stress, angoscia e depressione, è un fattore di rischio aggiuntivo nelle malattie oncologiche. Infatti, gli aspetti psicologici hanno un effetto diretto sul sistema immunitario, come dimostrano studi internazionali ormai decennali. La gestione dell’inevitabile stress e profonda preoccupazione durante la malattia è auspicabile e oggi è ritenuta dalla maggior parte dei ricercatori, necessaria durante i trattamenti per le patologie oncologiche.

 

Può condividere esperienze o casi clinici che abbiano evidenziato chiaramente il legame tra lo stato emotivo del paziente e l’esito delle terapie contro il cancro?

Le patologie oncologiche sono molto diverse tra di loro, hanno origini differenti (genetiche, ambientali, da sostanze cancerogene, etc.), inoltre il decorso è diverso a seconda della stadiazione (se si tratta di cancro in situ, con o senza metastasi, etc.), dell’età del paziente, dalla genetica e dalla risposta alle terapie. È necessario sottolineare che la ricerca ha fatto passi da gigante, tanto che oggi si sta andando verso una “cronicizzazione” delle patologie oncologiche con cui il paziente convive per anni anche nei casi in cui non sia possibile una completa guarigione, la cosiddetta “restitutio ad integrum”.

L’interesse è, pertanto, forte sulla componente psicologica, in particolare, non sulla la genesi del cancro ma nella prevenzione primaria in tutti (con gli screening come il pap-test, la colonscopia, la mammografia, l’eco addome, l’ecografia prostatica, le analisi del sangue periodiche, etc.), nella prevenzione secondaria (i controlli regolari dopo

la diagnosi e le cure) e anche durante i trattamenti.

La psicoanalisi aiuta a trovare la forza e il desiderio di curarsi, favorisce la precisione nelle cure e una fiducia nei medici curanti, poiché abbassa le ansie persecutorie scatenate dalla malattia, vissuta sempre come un’ingiustizia, un’aggressione invisibile e inaspettata da se stessi. Inoltre, riporta la malattia all’interno delle vicende della vita, la rende pensabile e quindi comprensibile, gestibile, controllabile.

 

Dott.ssa Lucattini, come si può integrare in modo efficace la gestione dello stress e dell’ansia nei protocolli di cura per i pazienti oncologici, crede sia importante il supporto psicologico in questi casi?

Ci sono molti esempi virtuosi d’integrazione di cure psicologiche in pazienti oncologici, sia durante l’ospedalizzazione, che nei trattamenti ambulatoriali.

Il supporto è necessario poiché la diagnosi è scioccante, gli interventi chirurgici sono sempre anche una ferita nella mente, non solo nel corpo; le terapie antineoplastiche sono dolorose e vi sono dei cambiamenti fisici, quale caduta o cambiamento dei capelli, invecchiamento cutaneo, problemi articolari, che rendono difficile la vita dei pazienti. Inoltre, si attiva una sorta di timer interno per cui, a torto o a ragione, la vita non appare più come infinita, si realizza bruscamente il proprio essere al mondo per un periodo definito e questo disorienta, spaventa, paralizza.

L’analisi anche incentrata sul problema, riaccende la vitalità interna, rimette in moto il tempo, fa intravedere il futuro che si guadagna giorno dopo giorno attraverso pensieri propositivi e azioni nel presente. Aderire alle cure e progettare il proprio tempo della cura in funzione di quando si starà meglio, è di grande aiuto.

Esiste un tempo per ogni cosa, il tempo della cura di sé, il tempo della convalescenza e il tempo della stabilizzazione o della guarigione.

 

Può spiegare, perché, in particolare, il supporto psicologico è determinante per una migliore rispondenza e adesione al trattamento da parte del paziente e, di conseguenza, anche per una migliore efficacia delle cure contro il cancro?

Da non trascurare, che oltre alla depressione reattiva di natura psichica, alcuni trattamenti per patologie oncologiche causano depressione come effetto correlato, come accade anche con alcuni farmaci per i trattamenti nelle patologie cardiovascolari o nelle malattie neurologiche, solo per citarne alcune. Integrare la gestione dello stress e dell’ansia attraverso una psicoterapia mirata, psicoanalitica o psicodinamica, nei protocolli di cura è un passo cruciale per ottimizzare le possibilità di guarigione e migliorare la qualità della vita dei pazienti. È necessario parlare apertamente con i pazienti di questa opportunità di aiuto per loro da un punto di vista di un valido sostegno psicologico e per l’andamento della malattia somatica.

 

Oltre alla necessità di un approccio olistico alla salute, come può la positività e la volontà di vivere influenzare il decorso della malattia e migliorare la qualità di vita complessiva dei pazienti affetti da tumori?

Lo stress può derivare da molteplici fonti, tra cui la paura dell’ignoto, l’incertezza del futuro, le difficoltà familiari e il dolore fisico legato alla malattia e anche agli stessi necessari trattamenti. Al contrario, la positività e la volontà di vivere possono avere un impatto significativamente buono sul decorso della malattia, contribuendo a migliorare la risposta alle terapie e a promuovere una prospettiva più fiduciosa, incoraggiando a battersi per il proprio miglioramento, a intravvedere la propria guarigione e a combattere attivamente per la propria vita. Affrontare il cancro non riguarda solo le cure per la malattia fisica, ma anche la cura della mente che passa attraverso la gestione della paura, il contenimento del dolore psichico e il sostegno delle emozioni positive.

 

Quali consigli si sente di dare ai pazienti oncologici, in caso di ansia e stress durante la gestione e cura della malattia?

Stress, ansia, angoscia e depressione sono reazioni naturali in caso di malattia da cui nessuno è immune, sono sentimenti umani, soprattutto malattie gravi o ritenute tali. Il cancro, come le malattie mentali, è ancora giudicato col metro personale, inconscio, culturale e sociale dell’innominabile, dell’indicibile e incomprensibile, e purtroppo anche di ciò che è ritenuto “brutto”, quindi difficile da pensare e da vedere. Sono tematiche intorno a cui la rimozione e la negazione, anche collettive, sono piuttosto pronunciate.

Nonostante gli sforzi degli specialisti che lavorano sinergicamente, c’è ancora un’aura d’impronunciabilità, di paura e vergogna. Il cancro ancora, in alcuni casi, è percepito come una sorta di pestilenza moderna.

Dopo il primo sconcerto e panico, è necessario affidarsi agli specialisti, seguire le cure e chiedere un supporto psicoanalitico per sostenersi emotivamente e superare questo periodo, inevitabilmente difficile.

 

Perché incoraggiarli in questi casi alla psicoterapia e all’analisi?

La qualità della vita è molto importante anche durante le cure, affinché l’esperienza traumatica della malattia non rimanga come una ferita insanabile. Inoltre, è sempre vivo il pensiero per i familiari, i figli, il partner, i genitori e gli amici. È importante riuscire a trovare il giusto modo per gestire le relazioni affettive e fare sì che restino buone.

L’analisi è sempre di aiuto:

Per continuare ad avere progetti è necessario pensarsi in un orizzonte temporale sufficientemente lungo;

Per non inaridirsi, travolti dalla rabbia e dalle ansie persecutorie;

Per imparare a chiedere aiuto e a mostrare gratitudine;

Per amare più intensamente, se è possibile, i propri familiari;

Perché l’analisi crea intimità particolare con se stessi, aiuta a vedersi e a riflettere sulla propria vita, presente, passata e futura;

Perché anche nei momenti di sconforto, le parole dette, le emozioni vissute, le cose comprese, sono presenti dentro di sé, parlano alla propria mente e all’anima.

La relazione di cura con l’analista sostiene contro la tentazione della resa o l’insinuarsi di una rassegnazione nemica della guarigione. Come ogni buona relazione umana, rassicura, fa sentire di avere diritto di esistere e stara al mondo, incoraggia ad andare avanti, giorno dopo giorno, fino al raggiungimento dei propri obiettivi e delle mete desiderate.

 

 

 

 

 

 

 

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