Torna a casa dopo 8 anni, la Corte d’appello dà ragione alla ricorrente e ordina il trasferimento immediato, importante precedente in materia di mobilità scolastica.

 

La protagonista è una docente di Agrigento che a seguito della mobilità straordinaria che ha interessato più di centomila docenti nell’estate del lontano 2016, si vide assegnare la sede definitiva nella provincia di Milano lasciando la sede provvisoria agrigentina. “Trasferita a Milano a causa dell’algoritmo del ministero, docente agrigentina vince lunga battaglia legale e potrà tornare a lavorare nella sua provincia”, si legge sul quotidiano online Agrigentonotizie.it, la questione è stata a lungo seguita da un team di avvocati e dalla caparbietà della ricorrente che nonostante i giudizi sfavorevoli non ha rinunciato alla giustizia.

Una mobilità territoriale ricca di contenziosi a causa di un algoritmo fallace più volte messo sotto inchiesta dai docenti. Vi parteciparono 48000 docenti nella cosiddetta “fase C”, ossia tutti coloro che pur avendo aderito al procedimento di assunzione straordinario ebbero sedi in via provvisoria nella loro provincia di residenza e in via definitiva assegnati in altre province, per lo più del Nord. C’erano poi i colleghi della “fase B” (8000 docenti di sostegno) i quali parteciparono direttamente all’assegnazione della sede definitiva sulla stima di 100 province. A queste fasi, assunzionali, si unirono le fasi della mobilità con i docenti di precedente nomina, un calderone che toccò le oltre centomila unità in fase interprovinciale. Assunzioni e mobilità che si mescolarono in un unico algoritmo al suo primo impiego e che finirono per essere vittime di errori a cascata. Un’estate bollente fu quella del 2016, destinata a cambiare la vita privata di migliaia di dipendenti pubblici. A volte migliorandola per i docenti che attendevano da anni fuori provincia una mobilità straordinaria per il loro rientro definitivo, ma per chi non vi riuscì di definitivo si prospettava solo l’esilio. Ma alcune volte la giustizia ripaga: “Tribunale di Milano, inizialmente, aveva rigettato il ricorso della donna ritenendo legittima la procedura del cosiddetto “algoritmo” utilizzato dal ministero dell’Istruzione per assegnare una sede definitiva agli assunti dal piano straordinario della legge 107/2015. Anche l’appello alla Corte d’Appello di Milano aveva confermato questa decisione. Tuttavia, l’insegnante non si è arresa e ha deciso di portare la sua causa fino alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha però cambiato radicalmente il panorama giuridico, stabilendo un principio di diritto fondamentale: in materia di mobilità”, (da Agrigentonotizie.it).

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