Salari bassi

Salari bassi. Arriva una conferma di una situazione solo italiana. Per il pubblico impiego la causa è nella moderazione salariale.

Salari bassi, la conferma da INAPP

Salari bassi. La questione non è di poco conto. Da esso dipende il Pil e in generale e il potere d’acquisto. Purtroppo ococrre rilevare che i salari sono sostanzialmente fermi. La confema proviene da Rappoto dell’INAPP (Istituto Nazionale per Analisi delle Politiche Pubbliche). Si legge: “Tra il 1991 e il 2022  i salari reali sono rimasti pressoché invariati, con una crescita dell’1%, a differenza dei Paesi dell’area Ocse dove sono cresciuti in media del 32,5%. In particolare, nel solo 2020 (terzo nell’anno della pandemia da Covid-19) si è registrato un calo dei salari in termini reali del -4,8%. In quest’anno si è registrata anche la differenza più ampia con la crescita dell’area Ocse con un -33,6%. Accanto a questo problema si è sviluppato anche quello della scarsa produttività: a partire dalla seconda metà degli anni Novanta la crescita della produttività è stata di gran lunga inferiore rispetto ai Paesi del G7, segnando un divario massimo nel 2021 pari al 25,5%

La moderazione salariale inziata trent’anni fa

Il rapporto presenta una realtà molto complessa e quindi denso di tecnicismi economici. Quindi il tentativo di individuare la causa di questo ristagno rischia di avere uno scarso fondamento scientifico.
Sicuramente una delle cause per il comparto pubblico risale alla decisione dei primi anni 1990 di inaugurare la stagione della moderazione salariale. In quel momento necessaria, per via di una legge finanziaria (1993)  lacrime e sangue (93 miliardi di lire e prelievo forzoso sui conti bancari del 6%), imposta da un  quadro macroenomico che stava conducendo il Paese verso il fallimento.
Il freno sui salari del comparto pubblico avvenne con il D.lvo 29/93  (solo formalmente abrogato) che impose la gabbia retributiva declinata negli adeguamenti contrattuali pari al tasso d’inflazione programmata. Questo ha permesso ai governi di stabilire riconoscimenti sempre al di sotto dell’inflazione reale.

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