Si prospetta un magro Natale per i supplenti senza stipendio, per Valditara invece va tutto bene. In effetti, andrà tutto bene è un mantra molto usato dalla politica. Ce lo ripetevano spesso all’inizio della pandemia, purtroppo, lo ripete l’attuale Governo e si accoda da tempo anche il MIM che, a dire il vero, appare ancora più ottimista, avendo sostituito il tempo futuro con quello al presente. Non passa giorno, infatti, che il Ministro e i suoi più stretti collaboratori non escano con qualche post proprio per ricordare, in buona sostanza, che stanno facendo fronte a tutti gli impegni presi, ma i risultati non convincono. La strada più battuta per mettere toppe a colori è quella degli stipendi, arrivati per i docenti di ruolo con un anticipo sulla vacanza contrattuale di circa 1000 euro lordi che, di fatto, 100 in più 100 in meno, hanno aggiunto alla tredicesima un bonus natalizio che non supera, al netto, i 500 euro: per la serie “lo Stato dà lo Stato toglie”, perché oltre alla cifra erogata, una tantum, sono aumentate anche le trattenute, intorno al 50%. Di contro, i supplenti sembrano spariti dai conteggi delle varie Ragionerie di Stato e non vedono un euro da settembre, mentre qualcuno attende ancora la tredicesima dello scorso anno. In un simile quadro, l’ottimismo di Valditara diventa per alcuni irritante: nell’ultimo post del Ministro su Facebook si legge -“sugli stipendi abbiamo rispettato gli impegni, oggi pagata anche l’una tantum per il rinnovo contrattuale”-, e i colleghi precari non hanno potuto evitare di alzare i toni. In realtà, al quanto pare, anche i supplenti annuali non vengono pagati, non soltanto quelli brevi; qualcuno infatti scrive:”allucinante che io lavori dal 2 ottobre con contratto fino al 10 giugno e non ho ancora ricevuto un centesimo, lavorando a 70 km da casa e dovendo pertanto sostenere anche le spese di trasporto giornaliero”. Un altro scrive di aver ricevuto il 28 ottobre lo stipendio di Giugno, un altro ancora minaccia che si stanno organizzando in massa per adire le vie legali. A fronte di tanto ottimismo del Ministro, pertanto, ci sono i fatti. Alla questione stipendi si affiancano altri temi caldi che pure attendono risposte più concrete di uno slogan, dai corsi abilitanti da 30 cfu al doppio canale, dal Made in Italy agli ITS, dalle gabbie salariali alla mobilità. E poi ci sono i concorsi che, al momento, per quanto sia esiguo il numero di posti messi a bando, sembrano più un’arma di distrazione di massa che un argomento serio su cui puntare per la stabilizzazione dei docenti. Tuttavia, anche su questo, non si fa che ripetere che va tutto bene, ma tanto nessuno ci crede.

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