Il giudice ha basato la sua sentenza sulla clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva UE 1999/70/CE, sottolineando che la RPD è attribuita a tutto il personale docente, indipendentemente dalla durata del contratto. Questo significa che anche gli assunti a tempo determinato hanno diritto alla stessa retribuzione dei colleghi a tempo indeterminato.

La decisione del Tribunale di Velletri ha richiamato l’attenzione sulla necessità di evitare discriminazioni nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sottolineando che il datore di lavoro, sia esso pubblico o privato, deve garantire un trattamento equo, in conformità con la legislazione europea.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha commentato l’importanza di questa sentenza, sottolineando che la RPD è un diritto che non può essere negato, nemmeno per un solo giorno di supplenza. Ha evidenziato che per un mese di lavoro, questa retribuzione rappresenta oltre 170 euro non considerati in busta paga, sottolineando che coloro che desiderano evitare questa ingiustizia possono presentare ricorso con l’Anief.

La sentenza di Velletri ha quindi stabilito un precedente significativo, affermando il diritto degli insegnanti precari a ricevere la RPD anche per incarichi brevi. La decisione della Corte europea, richiamata dal giudice, sottolinea che le norme “Eurounitarie” devono essere interpretate e applicate dal giudice nazionale, con pronunce vincolanti anche per i rapporti giuridici pregressi. La sentenza rappresenta una vittoria non solo per l’insegnante coinvolto nel caso, ma per tutti i precari che lottano per ottenere giustizia e parità di trattamento.

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