Liquidazione posticipata

Liquidazione posticipata. Decisione del Governo Monti. Confermata dal Goveno Meloni. Economicamente insostenibile applicare la sentenza della consulta

Liquidazione posticipata. La sentenza della Corte costituzionale

Liquidazione posticipata. Qualche giorno fa ho scritto che l’enorme debito pubblico condiziona e lo farà ancora per molti decennni, le decisioni politiche. La situazione è facilmente intuibile:le possibilità di un debitore di spendere sono ridottissime e comunque dipendono dalla percezione che il creditore, che nel frattempo lo finanzia,  ha su chi deve restituirgli i soldi. Da qui si comprende la Riforma Fornero del 2012 e la decisione del Governo Monti di cambiare le regole per liquidare i Tfs (Trattamento di fine servizio-comparto pubblico). Limitando il discorso su quest’ultimo aspetto i tempi vanno da un anno a cinque-sette anni. Il 23 giugno dello scorso anno la Corte Costituzionale è  di nuovo intervenuta (prima sentenza 2019) sulla vicenda. La sentenza dipana ogni dubbio: il differimento innnzitutto va contro il principio di uguaglianza (trattamento) tra pubblico e privato. Quest’ultimo, infatti devono attendere solo 45-60 giorni per ricevere sul proprio conto la liquidazione. Inoltre chiarisce la Corte <<La garanzia della giusta retribuzione, proprio perché attiene a principi fondamentali, “si sostanzia non soltanto nella congruità dell’ammontare concretamente corrisposto, ma anche nella tempestività dell’erogazione“>>

Il paradosso per molti pensionati

Ovviamente il Governo Meloni ha ignorato finora la sentenza. Il motivo è semplice: occorrono 14-15 miliardi di € (metà delle risorse impiegate nella legge di Bilancio 2024) per applicare la sentenza. Resta il fatto che molti pensionati per avere in anticipo una parte del loro Tfs (max 45.000€) devono chiedere sostanzialmente un prestito con tasso agevolato fissato in 0,40€ maggiorato del rendistato (rendimento medio dei titoli di stato). La situazione diventa paradossale e difficile da comprendere, se si parte dal dato di fatto che il Tfs è costituito da soldi guadagnati dal lavoratori, ma accantonati dall’Amministrazione (quindi non disponibili per il lavoratore). Quindi i pensionati che non hanno fatto in tempo a iscriversi  alla gestione unitaria, sono costretti a pagare degli interessi per ricevere una parte dei propri soldi.

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