Dott.ssa Lucattini, perché alcuni bambini spesso chiedono in modo incalzante ai genitori di comprare loro tanti giochi diversi?

Le ragioni sono tante. La più frequente è che tutti gli oggetti, ma in particolare i giochi, riempiono una sensazione di vuoto e tristezza. I giocattoli, le figurine, fanno compagnia, confortano e riempiono le mancanze interiori in modo tangibile, con qualcosa che si può maneggiare, vedere, odorare, assaporare e soprattutto tenere sempre con sé. Sono, sia oggetti transizionali, (la coperta di Linus) che oggetti-Sé, con cui il bambino si sente interiormente coeso, evitando così la frammentazione psicologica ed emotiva, in assenza ad esempio della mamma. Un’altra ragione è che i bambini sono abitudinari e amano “collezionare” gli oggetti.

I giocattoli, i vestiti e i libri, sottolineano e ricordano i momenti speciali festeggiati insieme. Anche i telefonini lo sono, solo l’uso in autonomia degli smartphone è sconsigliato prima dei 14 anni di età. Quindi, tutti hanno pertanto, un valore simbolico e affettivo, che ricorda un momento particolare per il bambino, ricco di significati.

Inoltre, gli oggetti aiutano a ricordare, sono dei veri e propri supporti per la memoria. I bambini hanno paura di perdere i loro ricordi e di non riuscire a conservare dentro se stessi le persone e avvenimenti, così usano gli oggetti per “trattenere” emozioni, sensazioni, desideri, fantasie e sogni.

I giochi permettono di riecheggiare le persone, alle quali, i bambini e gli adolescenti sono legati e alle quali dunque, vogliono bene. Poiché, ogni legame affettivo, si costruisce con il tempo, ha bisogno di un lungo processo di crescita e maturazione dentro di loro, i bambini hanno necessità dei giocattoli, che ricordano loro le persone che desiderano avere vicine o che temono di perdere.

Per tranquillizzare i genitori, è bene ricordare che la passione per il “collezionismo” è normale nei bambini. L’importante però è non incentivarlo eccessivamente affinché non diventi un boomerang. Infatti, anziché rappresentare un affetto, un modo per sentire vicine le persone a cui vogliono bene quando ne sentono la mancanza, possono diventare dipendenti dai regali e avere bisogno di riceverne altri nuovi per consolarsi, poiché non sanno farlo da soli. Ad ogni regalo, deve essere pertanto, attribuito un significato, che trasforma rapidamente una “cosa” in un gioco, impedendo che venga accantonato velocemente e sostituito da un’altra cosa. Il significato impedisce che s’instauri la spirale delle richieste ossessive, che gettano le basi di un consumismo vuoto, privo di senso.

 

Alcuni oggetti, giochi, vestiti, videogiochi, sono anche status symbol. Possono avere comunque un valore positivo?

Si, certamente, è possibile. I giochi, i vestiti, gli smartphone e i vari strumenti elettronici, sono anche status symbol, sono “cose”, ma anche hanno un significato simbolico, psicologico ed emotivo, che va oltre la funzione pratica dell’oggetto in sé.

 

Che consigli si possono dare ai genitori?

Far sì che gli status-symbol siano riconosciuti come tali e relativizzati. Non sono gli oggetti cool o alla moda che danno valore a chi li possiede. Il valore personale è una cosa interiore, gli oggetti sono importanti, perché aiutano nella vita quotidiana, ma non dicono chi siamo. Inoltre, è bene far attenzione che le richieste non nascondano un senso di inadeguatezza o inferiorità a cui si rimedia parlando con loro, sostenendoli, cercando di capire le ragioni di quello che provano e come si sentono;

Insegnare il valore economico degli oggetti: il rapporto tra ore di lavoro, stipendio e costo delle cose;

Far comprendere il valore simbolico dei regali fin da piccoli: con un bigliettino affettuoso che ne spieghi il valore sentimentale, mettendo in risalto le qualità del bambino e cercando di mantenere sempre questa buona abitudine;

Spiegare come vengono progettati e costruiti tutti i giochi e i dispositivi elettronici: anche attraverso dei tutorial da vedere insieme;

Evidenziare che cosa dà loro valore: insieme alle questioni di mercato, che cosa differenzia e come si riconoscono gli oggetti “di pregio” da quelli “dozzinali”;

È importante nella vita quotidiana avere oggetti di maggiore e minore valore (abbigliamento, accessori, giochi, etc.): è bene utilizzare i regali per festeggiare occasioni “speciali”, personali e familiari, non solo nelle feste comandate;

Valorizzare la buona qualità, decorosa, che sia un compromesso necessario e accettabile, tra il dozzinale e l’eccellente;

Educare alla bellezza e al decoro, spiegare che anche il sapersi vestire, acconciare e curare se stessi, è una forma d’arte ed è un modo per volersi bene.

 

Educare al valore degli oggetti può essere un freno ai consumi eccessivi?

Tutti gli oggetti hanno sempre e comunque un valore transizionale, che se ne abbia coscienza o meno, ovvero sono l’oggetto in sé e rappresentano l’amore e la presenza delle persone a cui vogliamo bene.

Processo inconscio naturale e ineludibile. Donald Winnicott pediatra e psicoanalista, lo ha osservato e teorizzato, ma il fenomeno appartiene al funzionamento normale della mente umana. La capacità di vivere un oggetto come “transizionale” e di “creare uno spazio transizionale”, è una qualità innata nelle persone, come lo è creare relazioni affettive. Questo vale per tutti gli oggetti, quelli necessari alla nostra sopravvivenza e i beni voluttuari.

Quando gli oggetti perdono il loro valore simbolico/transizionale e diventano “cose”, soltanto oggetti materiali senza significato, privi di senso che le persone non sono in grado di amare, né di tenere con cura, né di indossare con piacere o utilizzare con soddisfazione per arredare la propria casa, il proprio studio. E questo può accadere anche ai bambini.

Dare valore alle cose è un aspetto educativo, significa rendere dei consumatori “consapevoli”, non influenza i consumi, è altresì una forma di prevenzione dello “shopping compulsivo”.

 

Il consumo consapevole e orientato dai genitori può pertanto, aiutare la crescita dei bambini?

Certamente, poichè può aiutarli a crescere apprendendo:

Il valore del denaro;

Il rapporto tra lavoro, salario e potere d’acquisto;

Il rapporto tra impegno messo nello studio e nel lavoro, e le possibilità di successo in base all’impegno profuso e al valore del sacrificio;

Il valore affettivo dei regali pensati “proprio per loro” dai genitori e anche il valore in sé delle cose, per cui bisogna avere cura.

Imparare a scegliere è un processo lungo di crescita psicologica e implica il poter accettare senza paura e angoscia a “lasciar andare”, ciò a cui si rinuncia. Fare acquisti con i genitori, può diventare una delle tante forme in cui apprendere come scegliere: vivendo ciò che si lascia non come una perdita secca, ma come un’espressione della libertà personale. Da un punto di vista psicologico, permette un rafforzamento della propria identità personale, dell’appartenenza, della capacità di stare al mondo gestendo i momenti di solitudine, di vuoto esistenziale e di cadute depressive reattive ad eventi inevitabili, attraverso relazioni affettive e non con solo cose materiali.

Il momento degli acquisti o andare insieme a scegliere un regalo con i propri bambini, non dovrebbe mai diventare “pegno da pagare”, un peso di cui liberarsi rapidamente e neppure un momento faticoso o senza senso, da sbrigare il prima possibile. È importante, invece, che possa diventare un’occasione di divertimento condiviso, da aspettare con trepidazione e ricordare sempre con gioia.

È sempre importante ricordare che i genitori sono dei “mediatori di realtà” e allo stesso tempo che vivano con piacere i momenti insieme ai propri figli. Anche dare spiegazioni può essere bello se si recuperano, ad esempio, i racconti e le spiegazioni avute da piccoli dai propri genitori o dai nonni. Trovata la giusta sintonia, è poi possibile godersi il “far compere insieme”, come fare la spesa insieme e scegliere le “cose per tutti i giorni”, e come cercare qualcosa per le “occasioni speciali”, divertendosi un po’!

 

 

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