C’era da attenderselo: l’A.Di.S.U.R.C. (Azienda per il Diritto allo Studio Universitario della Regione Campania, ndr.) ha deciso, comunicandolo ufficialmente con una nota pubblicata il 29 dicembre 2023 sul proprio sito, di aumentare i costi del servizio ristorazione delle mense universitarie in Campania per il 2024.

«Aumento necessario per far fronte all’incremento dei costi delle materie prime e dell’energia per consentire il mantenimento dell’offerta destinata alle categorie più fragili in modo da garantire comunque l’equilibrio economico dei servizi»

dichiara l’Azienda.

E questo sicuramente non è un mistero, visto che l’inflazione non fa sconti di sorta e sicuramente tale misura può essere necessaria per mantenere la qualità del servizio offerto.

 

Gli aumenti vanno dai 50 centesimi ad 1,30€ per ogni studente, a seconda della fascia di reddito .

In particolare, i pasti sono aumentati da :

• da 2 € a 2,50€ per la categoria I (studenti in attesa della borsa di studio);

• da 3€ a 3,50€ per la categoria II (esclusi per merito, non richiedenti);

•da 3€ a 4,30€ per la categoria III (studenti senza ISEE o con ISEE superiore a 27000€).

 

Ciò che ha fatto storcere il naso a diversi studenti, però, non è tanto il provvedimento in sé dell’Azienda (forse di per sé legittimo), quanto il fatto che i rappresentanti degli studenti eletti nel CDA dell’A.Di.S.U.R.C abbiano fatto poco se non addirittura nulla per evitare l’aumento, se non che l’essersi semplicemente limitati a votare contro quest’ultimo.

 

Quello che contestano diversi studenti, infatti, è la mancata comunicazione dell’aumento da parte dei rappresentanti stessi, che in virtù del ruolo da loro ricoperto, sapevano da diverso tempo dell’aumento, ben prima dei normali studenti che non avevano accesso ai verbali delle riunioni e che non hanno potuto essere informati se non dall’A.Di.S.U.R.C. stessa nel momento della diramazione della nota del 29 dicembre scorso.

 

Altra contestazione, poi, sembra avere sua natura nel fatto che sembra che i rappresentanti abbiano fatto ben poco: sarebbe stata forse auspicabile una soluzione propositiva, con alternative da porre nella seduta, da parte di questi ultimi? È il quesito che molti si pongono e che rimane aperto.

Qualcun altro, che invece difende il lavoro dei rappresentanti, sostiene che questi ultimi si siano impegnati a contrattare per abbassare l’aumento del pasto della categoria III da 4,50€ a 4,30€.

 

Enormi sono stati i passi in avanti fatti dalla rappresentanza studentesca in Campania negli ultimi decenni, per garantire il diritto allo studio. Sono diversi anni che la Regione copre tutti gli idonei alla borsa di studio con le risorse finanziarie necessarie, arrivando a stanziare anche 50 milioni l’anno per far fronte a questa necessità e aumentando man mano le soglie ISEE, estendendo la platea di studenti che possono accedere a questi importanti benefici che agevolano lo studio.

Sembrerebbe dunque che la Regione né l’A.Di.S.U.R.C. abbiano enormi colpe. Quel che pare preoccupare gli studenti è una possibile inversione di tendenza rispetto a questo trend più che positivo: è forse grave che chi li rappresenta non sia stato in grado di porre un’alternativa a questi aumenti, se con una contrattazione che si è limitata ad abbassare l’aumento del costo di un servizio a 20 centesimi? Oppure occorre considerare comunque valido l’operato dei rappresentanti in CDA, che hanno votato contro agli aumenti e sono stati limitati di fatto da situazioni che non potevano gestire?

Sono domande che restano, anche queste, aperte e che sono rimesse al margine di apprezzamento del singolo lettore. Resta il fatto che quella campana è una comunità studentesca vivace e attenta, capace con spirito critico di fare le proprie valutazioni e all’uopo anche di farsi opportunamente sentire, come è successo in questo caso, con diverse manifestazioni di malcontento ma anche di solidarietà verso una rappresentanza comunque legittimamente eletta.

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