È a distanza di anni che occasionalmente si ritorna allievi e attraverso la voce dei propri allievi di un tempo si scopre l’importante e imprescindibile funzione che la scuola ricopre.

“Con questo libro sono ritornata  tra i banchi, dove  ho trascorso  una parte importante della mia vita, attraverso le  lettere e  le e-mail dei miei ex allievi, che lo compongono. 

La lettura dei testi mi ha emozionata e mi ha resa sempre più consapevole del delicato e importante  ruolo che la scuola può svolgere nella società se per l’educazione e la formazione degli studenti si affida alla cultura, utilizzando linguaggi espressivi curriculari e non, se insegna  il senso del rispetto e della solidarietà senza discrimine, se dona affetto e  amicizia, se  orienta verso la bellezza.

 L’aula è il luogo dei sentimenti, in embrione è il mondo stesso da leggere, scoprire e rispettare, dove è importante spingersi oltre le parole, sollevare la corteccia dell’apparenza, svelare il pensiero inespresso  e scandagliare come un pescatore il cuore altrui per leggervi il non detto.

 Le lettere, del 1972, sono espressioni di un’età delicatissima quale l’adolescenza; parlano  di sentimenti,  del bisogno di un rapporto confidenziale, di un supporto alle loro fragilità, alle loro  aspirazioni, ai loro progetti di vita… Mia carissima SignorinaNel mio cuore c’è un posto per voidiventerò insegnante di matematica.

Le e-mail coprono  l’arco di tempo dal 2000 ad oggi ed evidenziano un linguaggio consono alle diverse età: da adolescenti alla prima giovinezza. I ragazzi ricordano con entusiasmo l’esperienza di un insegnamento innovativo dove la sinergia di linguaggi espressivi quali la musica e l’arte, coadiuvando la letteratura e la storia, li ha condotti in una dimensione del sapere ampia e diversificata, mettendo le ali alla loro fantasia con la scrittura creativa.  Molteplici gli interessi acquisiti ai quali fanno riferimento nei loro dialoghi: cinema, teatro, fotografia, scrittura e la scelta di letture accurata e mirata alla loro crescita. Dice Silvia:Mia cara Prof…Sono due delle “Lettere morali a Lucilio” che lei, a suo tempo, ha letto in classe per noi. Mi creda, ho riprovato la stessa curiosità e la stessa emozione d’allora…sarebbe bello rileggerle insieme, un giorno!Alcune frasi di quelle lettere le conservo nella mia mente…da oggi vorrei chiamarla semplicemente Anna…ad Amsterdam,  mi sono letteralmente incantata davanti al ritratto di Isacco e Rebecca di Rembrant.

Il libro è corredato da immagini di pittori che richiamano la lettura e la scrittura.

L’istituzione scolastica (dice Ambra) è un ambito che purtroppo sta perdendo il suo senso prioritario ovvero formare e aiutare lo sviluppo in itinere dei ragazzi, incoraggiandoli per le loro qualità e non comparandoli rispetto ad uno standard (certo le manovre dall’alto non aiutano i professori che si sentono sempre più soli). Con il suo percorso, noi ragazzi abbiamo condiviso qualcosa di unico, un cerchio tra cultura, dialogo e sincerità. Io spero, vivamente spero, che il suo, il nostro, sia un esempio concreto di come la scuola possa essere un centro fondamentale per la crescita di un ragazzo oltre le materie curriculari), un punto di riferimento per il futuro adulto, accanto alla famiglia, gli amici, e (purtroppo o per fortuna) i mass media.

Pochi esempi in corsivo, tratti dal libro, per dire che il nostro  bisogno prioritario è  investire in  cultura e  custodire la scuola come bene primario.

Nei giovani, abbiamo una grande ricchezza da coltivare e sostenere;  i giovani sono  il nostro futuro e tutti siamo chiamati con azioni ed esempi a non deluderli, a insegnargli  i valori che concorrono a una crescita equilibrata e consapevole contro ogni forma di discriminazione e violenza.  Non lasciamoli soli, ogni ragazzo che si perde è una parte di noi che muore senza recupero.  Contro ogni devianza,  dobbiamo intervenire solleciti, uniti, e  con ogni mezzo, arginare il disagio che li porta a perdersi,  perché i ragazzi sono pronti a recepire ogni insegnamento, se vedono in noi degli alleati alla loro crescita. “ Dalla lettera al computer. Un dialogo a più voci”  dice che  la scuola  può formare se  contro la noia  accende la curiosità e  orienta i ragazzi verso un sapere che li  rende protagonisti. Ascoltiamoli, noi che possiamo essere artisti di vite, perché la più grande soddisfazione non è quella di insegnare ma quella di imparare e i ragazzi sono i nostri educatori dove il nostro operato  rischia di fallire.”

Anna Lanzetta, 79 anni, ha insegnato fino al 2002. Ha appena pubblicato con Edizioni IL FOGLIO di Gordiano Lupi, il suo sesto e ultimo libro dal titolo “Dalla lettera al computer. Un dialogo a più voci”.

È una lettura della scuola condotta dai miei studenti in un dialogo continuo con me, partendo con lettere (1972) fino ad oggi.

www.annalanzetta.blogspot.com

 

 

 

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