A leggere l’esternazione del prof. Galli della Loggia viene immediato porgere un invito: provi a dire ai genitori di questi nostri fiori che la loro presenza in una classe di “normali” determina un risultato finale che “conosciamo” (quale? in che misura? in quale scala di valutazione?).

Ritengo il punto di vista dell’autorevole storico una gratuita offesa e volgare umiliazione per chi non ha alcuna colpa per il destino che lo accompagna.

Piuttosto, lo storico – chissà da quanti anni non mette piede in una classe? – dovrebbe chiedere ad alta voce allo Stato vere politiche inclusive che pongano al centro i diritti di tutti gli alunni e i doveri di chi dovrebbe garantire ogni giorno la scuola davvero inclusiva.

Comunque, una proposta penso di farla: metta piede in una scuola, respiri per qualche giorno l’aria della fatica di donne e uomini che cercano quotidianamente di abbattere gli ostacoli burocratici, le inerzie degli enti locali, la miopia delle altre istituzioni, il depotenziamento della forza dell’autonomia scolastica.

In caso contrario, meglio non avventurarsi su affermazioni che mistificano la realtà.

Rosolino Cicero 

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