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E così, dopo sei mesi di controlli tecnici sull’ ipotesi di accordo firmata a luglio (controlli che saranno stati presumibilmente accuratissimi), ieri è arrivata la firma finale con la quale da stamattina il nuovo contratto è pienamente in vigore. Oddio… nuovo si fa per dire considerato che già al momento della firma era scaduto pressappoco da un anno, ma tant’è…

Intanto i sei mesi passati sono serviti a scomporre e ricomporre opinioni e congetture sul tema più politico che tecnico della mancata firma della UIL, il terzo tra i sindacati rappresentativi del comparto. Sei mesi durante i quali la rottura al tavolo della scuola era sembrata una bazzecola difronte alla rottura assai più complicata con la CISL e lo sciopero generale indetto con la CGIL.

Senza tener conto della convinzione più volte dal sen fuggita a questo o quel sindacato firmatario, che (minimizzando l’ accaduto e sbagliandosi) prevedeva che alla fine la UIL avrebbe firmato il contratto definitivo. Un’ ipotesi del tutto realistica e soprattutto già praticata in passato da altri; prima contrari, poi con una bella dichiarazione a verbale di contrarietà ai contenuti, favorevoli pur di conservare intatte le prerogative sindacali garantite dalla firma. Solo che stavolta non è andata così.

Certo, la UIL è comunque un sindacato rappresentativo con il suo consistente numero di iscritti e i risultati alle elezioni RSU, e per questo restano intoccabili il suo diritto a nominare terminali associativi scuola per scuola, i suoi diritti su distacchi, aspettative sindacali, permessi retribuiti e non retribuiti e la possibilità di indire assemblee nelle scuole e ad avere anche locali e spazi di affissione.

Il problema è che solo i firmatari di contratto possono sedersi ai tavoli di contrattazione previsti dal contratto nazionale. Dai tavoli nazionali per la mobilità, a quelli regionali (per decidere sui famigerati CIR o per il dimensionamento ed il diritto allo studio) ma soprattutto a quelli fatti scuola per scuola. Senza firmare il contratto nazionale e fino alla firma di quello nuovo (a proposito, anche quello scadrebbe quest’ anno) nessun delegato provinciale o TAS della UIL potrà sedersi a a quei tavoli per far valere le posizioni della propria organizzazione.

Senonché “sembravano traversie ed eran in fatti opportunità” scriveva nel 1730 Giovan Battista Vico. E in effetti la frase sembra scritta apposta per la situazione che si è venuta a creare.

Le traversie ci sono, intendiamoci. Eccome se ce ne sono. Se ne staranno accorgendo ai piani alti della UIL, con decine di RSU terrorizzate dal rischio di rimanere da sole ai tavoli di contrattazione e altrettanti, se non di più, dirigenti di terza e quarta fila preoccupati di “contare meno” nelle scuole loro affidate.  Ma ci sono pure le opportunità. Che a seconda delle intenzioni potrebbero rivelarsi perfino più consistenti delle traversie di cui sopra.

Anzitutto la determinazione nel rifiutare la firma fino alla fine (nonostante i presumibili ‘inviti fraterni’ ricevuti) stride con l’ idea di sindacati e sindacalisti che da anni preferiscono il Palazzo ai lavoratori. Niente male per marcare l’ idea di un sindacato ‘diverso dagli altri’.

Ora la fatica consisterà nel tenere diritta la proverbiale barra. Costi quel che costi.

Certo, non mi stupirebbe scoprire che proprio in queste ore la UIL stia cercando una qualche soluzione giudiziaria per salvare capra e cavoli e consentire la presenza ai tavoli dei propri dirigenti nonostante la mancata firma. Un modo spicciolo per cercare di “rassicurare le truppe” ed evitare emorragie di quel piccolo ceto politico interessato a rimanere in gioco a tutti i costi.

Ma la verità è che la inevitabile crisi che attraversa la UIL è forse un’ occasione storica per rafforzare il sindacato dei lavoratori a dispetto di quello dei palazzi. Ammesso che sia effettivamente la strada scelta.

Basta che lo storico sindacato laico continui con coerenza a rimanere fermo sul no al contratto nazionale non firmato. Anzitutto rifiutando di sedersi ai tavoli che servono a renderlo operativo, lasciando quei tavoli a chi ha voluto firmare anche a costo di rompere l’ unità sindacale nonostante le tante proteste, spesso anche dei loro stessi iscritti, concentrando le sue forze nell’ organizzazione della protesta di base, per costringere chi si siede a quel tavolo a non poter far finta di niente. D’ altra parte il sindacato non è nato perché serviva ai datori di lavoro per chiudere contratti, ma per dare voce ai lavoratori che ai tavoli non invitavano nemmeno.

Perché alla fin dei conti ci sono due sindacati possibili. Quelli che organizzano la protesta dei lavoratori per dargli forza contro i padroni, e quelli che preferiscono andare d’ amore e d’ accordo con i padroni tenendo a bada i lavoratori quando protestano.

Hic Rhodus, hic salta dice una vecchia favola di Esopo. Grossomodo l’invito a dimostrare che sei proprio quello che dici di essere. Altrimenti vorrà dire che nei fatti sei qualcos’ altro…

Firmato il nuovo contratto. L’ ANIEF avvisa: la UIL fuori dai tavoli di contrattazione

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Un pensiero su “Cara Uil che non hai firmato il contratto: ora dimostra il tuo valore”

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