Tutti si sono espressi su quanto accaduto nel nostro liceo, anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, parlando di scuola costituzionale e democratica. Ma nessuno ci ha mai chiesto per quale ragione abbiamo iniziato la nostra protesta, fatta anche di assemblee e richieste di tavoli di discussione – È quanto espresso ai microfoni di Fan page da due studenti del noto Liceo Tasso di Roma sulle ragioni del dissenso che ne hanno determinato l’occupazione dal 5 all’11 dicembre scorso.
Per noi una scuola democratica non può non essere inclusiva, aperta a tutte e tutti e al dialogo. Vogliamo una scuola che azzeri le disuguaglianze. Di genere, classe, nazionalità ed etnia. Una scuola transfemminista, quindi antisessista, antirazzista e antifascista

Riguardo ai programmi di studio gli studenti hanno aggiunto: Vogliamo leggere di figure e autrici donne, conoscere il punto di vista del Sud globale e maggiori approfondimenti sulla crisi climatica. Che in aula, oltre alla didattica, entri anche un dibattito reale e interdisciplinare, che troppo spesso manca
e ancora, sulla violenza di genere e in ambito scolastico:
La scuola, le cronache degli ultimi anni ce lo hanno mostrato, troppo spesso è diventata un luogo non sicuro. Non ci sentiamo tutelate per strada, a casa e in ogni luogo, per questo vogliamo almeno a scuola uno sportello di supporto e prevenzione della violenza di genere, che sia affiancato dai centri anti violenza. E un’educazione alla sessualità e all’affettività, alla cultura del consenso, alla base di ogni rapporto umano. Studenti e famiglie non devono essere lasciati indietro, vogliamo fondi per un vero welfare studentesco con accesso per tutti all’istruzione a ogni livello, senza classismi

chiedono inoltre che si investa più sull’istruzione che sulla guerra: E che si prenda una posizione di pace su quanto sta avvenendo nel mondo: alle spese militari, preferiamo fondi da destinare all’istruzione. Proprio come viene sottolineato nella Costituzione –  aggiungono, citando il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione, che invita lo Stato a rendere l’uguaglianza delle persone sostanziale. Questa è la scuola che vogliamo, e continueremo a batterci per vederla realizzata.

Al nostro grido hanno risposto non con il dialogo, ma con le punizioni. Hanno svalutato la nostra libertà di espressione e di dissenso. Ma senza dissenso, non può esistere democrazia.

Il problema è che a svalutare la loro libertà di espressione e di dissenso sono stati per primi quei genitori che hanno protestato, entrando nel merito di una punizione considerata eccessiva nei confronti dei loro figli, almeno per quelli che si sono autodenunciati, ovvero 10 giorni di sospensione e 5 in condotta. Gli studenti che si sono autodenunciati reclamano il diritto alla ribellione come gesto politico, mentre i genitori che si sono intromessi lo sviliscono, al contrario, ad atto di ribellione fine a sé stesso, sul quale sono intervenuti per contestare l’entità di una punizione giudicata troppo severa, piuttosto che contestare, tutt’al più, l’opportunità o meno della stessa. Il dissenso è sacro, così come la libertà di espressione, e fin tanto che ci si assume la responsabilità di eventuali danni prodotti a terzi, questi ragazzi che spesso in modo improprio definiamo poco appassionati alla vita ed alla politica, per carità, lasciamoli stare. Ricorderanno per sempre con orgoglio eventuali battaglie vinte da soli, con o senza punizioni e con la voglia di cambiare il mondo, ma sarà difficile che ciò accada se a scendere in campo saranno mamma e papà.

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