La vostra proposta relativa alla cattedra mista è molto interessante. Potrebbe spiegare la sua attuazione ai nostri lettori?

R: Va premesso che i docenti assegnati ad una classe sono insegnanti di tutti gli alunni iscritti a quella classe e, a ciascuno di loro, devono garantire il successo formativo. La cattedra inclusiva fa sua questa importante prospettiva, e si concretizza nell’affidare allo stesso docente sia l’incarico su sostegno sia l’incarico sulla disciplina. Questo favorisce una migliore e più efficace attuazione della progettualità inclusiva, in quanto ogni insegnante potrà sperimentare direttamente quella corresponsabilità da sempre auspicata, ma spesso dispersa fra la delega del progetto inclusivo al solo docente con incarico sul sostegno, con conseguente deresponsabilizzazione dei docenti curricolari.

La proposta contempla anche percorsi formativi, indispensabili per garantire personale preparato e, soprattutto, potrà garantire quella continuità educativo-didattica da sempre ricercata e richiesta e mai attuata.

Ovviamente riguarderà tutti gli ordini di scuola. Come sarà accolta dai docenti, soprattutto quelli su materia, che non hanno una specifica formazione sul sostegno?

R: Già si possono leggere in rete commenti pieni di entusiasmo e di attesa e altri decisamente negativi. È alto il timore dei tagli alle ore di sostegno, per esempio, oppure la contrarietà palesa il “non voler lavorare con l’alunno con disabilità”. Per i tagli suggerisco di rileggere la finanziaria del 2021 e altri documenti. Sono altri che ricercano il “come” tagliare le risorse. Noi no! Noi riteniamo che le risorse da assegnarsi ad una classe per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità non si toccano e quindi quanto indicato dal GLO deve essere rispettato.

Per quanto concerne, invece, la preoccupazione legata alla formazione sulle didattiche inclusive e sulla pedagogia speciale, la nostra proposta prevede appositi percorsi formativi, che tengano conto della professionalità e dell’esperienza dei docenti.

La proposta è stata fatta da esperti del settore. Gli interlocutori politici che hanno visto la proposta hanno preso degli impegni concreti?

R: Ad oggi non abbiamo avuto alcuna interlocuzione politica diretta. Di fatto stiamo pensando ad un’iniziativa rivolta in modo specifico ai componenti della VII Commissione (Istruzione) della Camera e della VII Commissione del Senato, con l’intento di illustrare ai parlamentari la proposta e di chiedere la disponibilità a sostenerla.

Tra gli esperti che hanno partecipato alla stesura della legge c’è Massimo Nutini, collaboratore dell’ANCI. È molto importante che i comuni vengano coinvolti, considerando la grande disparità di risorse e investimenti dei comuni italiani, soprattutto in relazione all’inclusione. Molti comuni del Sud Italia si ritrovano a non avere l’UMV, indispensabile per redigere il nuovo documento, il Profilo di Funzionamento, a sua volta “indispensabile e necessario” per la compilazione dell’attuale modello nazionale del PEI.

Si è pensato a come intervenire in tali situazioni? 

R: La questione del Profilo di Funzionamento è un pasticcio che non riguarda solo le regioni del Sud. Il decreto interministeriale 14 settembre 2022 (che è stato reso noto in data 7 gennaio 2023 da una comunicazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale), al quale sono allegate le Linee guida per la predisposizione di due nuovi documenti: la Certificazione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica e il Profilo di funzionamento, ad oggi non è stato adottato ed attuato da parte delle Regioni per mancanza di risorse e per mancanza di chiarezza.

La mancata redazione di tali documenti, tra le altre cose, rende impossibile la compilazione delle tabelle C e C1 allegate al nuovo PEI il cui esplicito obiettivo, peraltro, era quello di limitare la discrezionalità dell’organismo deputato a richiedere e indicare il numero delle ore di sostegno. Ci sono molte cose da rivedere, e fra queste il decreto qui citato, come pure, sicuramente, quello che ha introdotto il nuovo PEI.

La disparità di erogazione delle ore di assistenza di competenza degli enti locali è, invece, un tema reale che dovrà essere affrontato anche procedendo alla sottoscrizione delle intese previste dal d.lgs. 66/2017, relative proprio alle risorse di competenza di tali enti e al profilo unico degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione.

Purtroppo gli insegnanti hanno imparato a loro spese come nella scuola sia molto vero il detto “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare“, dove il dire è rappresentato dalla teoria, dalla normativa, mentre il fare dalla pratica didattica, dal quotidiano, come si potrà evitare che questa iniziativa possa cadere in una pura formalità?

R: È vero: fra il dire e il fare vi è di mezzo il mare. Chi, però, in ambito scolastico, può fare e fa la differenza sono gli insegnanti. Sono il loro agire, il loro porsi nella quotidianità, la loro ricerca di azioni autenticamente inclusive, il loro impegno, l’approfondimento teorico, lo studio, la condivisione, la corresponsabilità, la capacità di lavorare in gruppo e di coinvolgere, in classe, tutti gli alunni, e, in fase di progettualità, in modo particolare, le famiglie che possono contribuire a realizzare una scuola di qualità. E la qualità del nostro sistema si esprime nella sua capacità di rispondere alle istanze di ogni alunno e di garantire, a ciascuno, nel rispetto dell’unicità che lo contraddistingue, il successo formativo.

Potrebbe sembrare pura teoria. Ma le azioni e le strategie metodologico-didattiche inclusive si sostanziano in concrete azioni. Fanno la differenza.

A questo va aggiunto, indubbiamente, che serve una scelta consapevole e coerente da parte del mondo politico, capace di credere nella persona e di farsi garante nell’assegnare ogni risorsa necessaria e indispensabile. Il nostro progetto di legge troverà attuazione se accompagnato da scelte culturalmente e autenticamente inclusive.

Significa che le parole non bastano. Servono azioni, formazione e concretezza.

Avete pensato a tutto, comprese le risorse economiche. Il MIM e il MEF saranno d’accordo con la spesa?

R: La progressiva diminuzione delle nascite e quindi il conseguente calo del numero degli alunni rappresenta, da questo punto di vista, un aiuto nell’attuazione di una riforma come quella da noi proposta.

Abbiamo infatti previsto il congelamento degli organici ai numeri attuali, per utilizzare le quote di organico che, diversamente, sarebbero state soppresse. Il congelamento degli organici ai numeri attuali potrà favorire il miglioramento dell’offerta formativa sia popolando nuovi organismi di supporto, quali un coordinamento pedagogico d’istituto e un coordinamento pedagogico territoriale, sia riducendo il numero degli alunni per classe.

Oltre a questo, sarà indispensabile un investimento per la formazione di tutti i docenti, sia quelli collocati sui posti comuni sia quelli collocato sui posti di sostegno, che richiederà una scelta forte, anche da parte del MEF.

Non possiamo sempre lamentarci che il personale della scuola non è sufficientemente formato e poi non accogliere una proposta che, finalmente, poggia su un serio programma pluriennale di formazione.

 

 

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